ti»

t %

fi •*■ »

;'' »■ *

Ll^*LIV*

t'.f »iX*

.*v ìrftVt^,»

, TI.: _■>•.-. ,.:.«", ^'^ ...:- w,i

*■*:!■

St

IL GIUSEPPE Sy^LVATORE,

Rapprefentata li 17. Maggio dell'anno ijói»

NEL COLLEGIO DE' PRETI CAVALERI DI PARABIAGO

DA' SIGNORI CONVITTORI

DEI. MEDESIMO

Alla prefcnza dell* Eminentiffimo, e Reverendiffimo SIG. CARDINALE

GIUSEPPE POZZOBONELLl

ARCIVESCOVO DI MILANO

in occafionCjche facendo l'E.S. la Visita Pastorale di detto Luogo.

fi è degnata onorare, felicitare , e benedire col luo ingreflb,

e dimora il mentovato Collegio , nel quale

DAL PRETE CLAUDIO CAVALERO

Direttore attuale dello I^rtesso

Fu difpoflo, con piena relazione, e conformità alla VifiraPaftorale^

ed alla Drammatica Idea , il Sacro-letterario Apparato

d'Accoglimento, di cui ne premette la delcrizione.

Coli* aggiunta , in fine d* altra Defcrìzìone dell* Apparato , Compon'irKenti ,

ed altri Segnali d'omaggio , e fìjlevoli dìmojlrazhni d'accoglimento

dif^ojle da Parabiago per la venuta , ingreffo , e dimora dell' t^H, ;

alle quali anche fuori del Collegio ha unite le proprie

lo jleffo di luì Direttore .

In MiiANO, nella Stamperìa di Giufeppe Mazzucchelli , fucceflbre Malatefta.,

Co» licenza di 'iuyeriori.

i:à'!<

ir

EMIN."° PRINCIPE.

''Tiivo ttmovofo ^ e p^^plejfo y a V. E, io do- ve(p dedicare quefT Opera ^ ben perfuafo^ eh" egli fojj'e un aC' crefcere motivo a miei rojfori lo perpetuare [otto il di Lei il' luminatijftmo Jguardo i difetti del mio doveroftjjimo ojfequio , e motivo altresì di maggior tedio ali* V.y che ha dovuta efercitare tutto l'Eroifmo di fuo compatimento , e [offereriT^ nel vederla , e nell' udirla rapprefentata .

A quefìi timori aggiugneyafi un altro oggetto di ritrosìa^ che fperani^Jo trovandomi dagl' atti della fuprema di Lei de- gnaT^one , ad implorare la fuccejjiva Prote^^ione di V, £., della fua Porpora y e della fua Mitra ^ a gloria perenne ^ e tutela di queflo Collegio , fofft piuttojìo a portata , di perdere la conce- puta fiducia y nelP umiliarle al Tmno un Opera ^ che fa mani' fi a tejìimoynani:^ di quella iìifufficienT^a di merito , che capti' var fi potejfe l'alta ProteT^ione implorata .

Al II

il fano pero ha decifo a favole de rtverent'jjpmt miei dc" fiderj ^ e mi ha tn dotto a fu per are gli ojì acoli del timido mio rijpettofo ritegno,

^efl' Opera , quejlo Libro , quejì^ Apparato Sacro-letterario^ quejìa Pa florale è cofa [uà , e tutta di vera di Lei pertinen^^a , come /pecchia de di Lei Fafli , come Ritratto ( benché fatto con imperfetti colori ) delle fue Pajìorali virtuojìjfime a-s^oni , non fenxa giù fio motivo adombrate fitto gli Enigmi di mifleriofi fis^ure , per così fecondare la notoria umiltà di V, E, delle lodi tanto nemica,

^uejìo Collegio è de Preti Qav aieri , che pure fono di per^ tinen-i^a dell' E, V,^ onde finché dura in loro , come in me attual- mente rijiede , // Ket aggio dd furriferito Collegio , pare , che ab" biano nella paterna , e P afiorale di Lei Bontà un peculiare dirit' fo , di gioire ( pe' foli meriti però , e clementijftma degna:^one di V, E. ) del fupplicato Proteggimento ,

^indi nell' atto ^ che rinnovo a piedi dell' E, V, li 'voti più ojfequioft , per impetrare perdono a difetti dell' Opera , ed all' eccejfo delle fperan^^ mie , le bacio il lembo della Sacra Por* para , con profondijjima venerazione

Di V, E,

Parabiago dal Collegio Cavalero 17. Maggio i^tfl^

Umili JJiry*n Servidore Prete Claudio Cavalero;

DE-

DESCRIZIONE DELL* APPARATO^.

L'OnorificcntiOìmo Ingreflb , ed urnaniffiina non brievc dimora dell' fiminenridìno.c Reverendiffimo Sig.Cirdinale GIUSEPPE POZZOBONELLI Arcivcfcovo di Milano nel Collegiodc'Prcti Cavaleri , in circoiìianza della di Lui Vi/ira Pallorale in Para- biago , (che foia Ci è volura prendere per (oggetto caratreriflico di tut- to il compIefTò della rapprefentanza in qucfto Libro rcgiltrata ) baftcvol- mente giuitificano il tot.^Jc filenr-o di fa nt* e fimi e cGceiienxe di Dottri- na, di Carità , di Zelo , e turi' ahrc Pafloraii virtù , che la di Lui Mitra Arcivefcovilc rendono più lumìnofa , e giuitificano infìeme la^, figura Protagonifta di tutto il qui rjpprcfentato , a beila poiix irafcel- la , per non offendere del Fìguraro le nuioric umilifiìme ritrosìe .

Quindi a riferva delle l'ìlcrizi<>iìi , e del Poetico accoglimento, che celebrarono il detto Ingrcflò , tutte le rublimilTiinc paterne inten- zioni , le opere . le pìtiche , i ftudj , le provvidenze , i mezzi , i frutti , cU effetti della Vi/ìta P.iltoralc furono , lenza far ufo , o de' verofimili , o di poetiche introduzioni , coog'-ui.ntementc adombrati in GIUSEPPE SALVATOR DELL' EGITTO, tanto ll-i nelle Statue, Emblemi , e Diftici conltitucnti il Dacro-Iciterario Apparato , quanto fìa nella rap- prcfentata Paftoralc .

In gnifa tale, che quello Sptrttu Dei plsntts., cui del cafloGiufcppc rimarca il Gencfi ; la cura da lui mollrata a favore del Sacerdozio , e fiima del di ior minilléro in f.-rvigio dell'Altare , e Culto divino ^ li fcmi abbondatJtemcnte iomtniniltraii per la coltura de' Campi infe- condi ; rammacitratura de' icelri Paltori per la più fedele , vigilante , e follecita cuftodia del Gregge ; Io. di loro cullocamento in Ramolfe , che lignifica Rimbombo tuoni ceitfù ; la copia di Frumento , e Cibarie da lui preflate ; la fermezza a* deboli comunicata, per lupcrare i timori ; la forza per combattere ncli' ulcir dall' Egitto alla conquilla della Terra prcm.fià da initillarfì a lorPoiteri, l'eO^rtazioni fraterne di non lafciarfì predouiinarc dall'ira, l'affoluzione , il p^^rdono , la grazia conferita a' de- linquenti , e compunti Fratelli , e le faticofc vifìtc dallo iteffo Giuleppc Ebreo intraprcfe di tutte le Provincie , Terre, Valli , Monti , ed An- goli dell' Egitto , ( cofe tutte , dello qiali efpreCimente il fa refpec- liva Bien^ions nel Sacro Genefì (uccennato ) fono ombre sì, fono figu-

A 3 re ;.

te , rna ombre , e figure nate fatte eziandio nell' univoca congruenza- dei Nome, della Porpora, della Regale dignità, del preziolo anello, dell* aurea croce pettorale per efprimere al vivo il prclodato Signor Cardinale Arcivcfcovo, e lo da Lui inftillato , procurato , e promoflò Culto di Dio , dcgl' Altari , delle cofc celeri , decoro delle Ghiefe , oilèrvanaa de' Riti , rifpeito del Sacerdozio , con pienezza di Spirito di- vino , con facri doni , con decreti , con provvidenze , con togliere , impedire , comporre le controverfie , gli alTurdi , le liti ; e nati^fattc^ ancora per connotare il catcchiftico Seme fparfo con tanto frutto , il rimbombo della divina parola a terrore , e compungimento de* tra- viaci , l'Eucariftico Cibo diipenfato , la fortezza a timidi conferita-^ col Sacro Crifma , il Sacramento di Penitenza con tanta carità ammi- nillrato , ed ahre fant* opere tutte omogenee della Vifita Paftorale .

Per lo che non fu arbitraria , ma necelTaria conformità ia tellitura della fcgucnte Infcrizione , che flava appcfa fopra la Porta d*ingreflb, h quale dalla gran Piazza di Parabiago introduce al Collegio ,

INGREDERE

PATER . PASTOR . JOSEPH

TE. FILIi . QUiERIMUS

NOS . OVES . SUMUS

TE . NOS

SALV ATOREM

EXPECTAMUS,

Ciò che più diffufamente indicarono Li Signori ^ ^°" Antonio Landriani , Milanefc ,

° ( e Don Giambaiiiita Bianchi d'Adda , Milanefc *

Li quali , a nome del Collegio , e di tutti gli altri Signori Convit- tori , ebbero Tonorc , di portare al ricevimento di S. E. fopra il li-

minare

p

7

minare della fteflà Porta d'ingreflb , dove , affacciandofi TE. S. , re- citarono alternativamente quefto

SONETTO. |Adre , Paftor , Giufeppe , che i tuoi Figlj , Le amate Pecorelle , e l'Alme elette Educati , pafciuie , e Benedette Dal tuo Amor , dal tuo Zel , da tui Configli » Di vifìtar ti degni ; e t* umiglj ,

Che le premure noftre hai già coftrctte , D'oflequio grato a darti prove affette Da fccnico Penficr , che al ver fomigl) i Entra nel Gaudio tuo , giacche la mefTe De* tuoi iudor godi crelciuta , e folta Vedere , e nato di Virrute il St-me ; Entra , entra , e mira da pcnticlli efprelTè

Le tue beli' opre ; indi da noi le alcolta Di Salvator , Paftore , e Padre infìcme . Le Statue, gli Emblemi , e gli Elogj , de* quali fa menzione il fo- pradetto poetico componimento, come parte ioftanzìariva del Sacro-let- terario Apparato , itavano diftribuiti in un appolliccio gran Porticato ornato d'arazzi di varj colori , e tocche d'oro , e d'argento , in fronte del quale eravi appela la Infcriifiione dell' infrafcritto tenore .

SALVATOR^S Opfìcia

iNf . Pastorali

EMINENTISS. JOSEPH. PUTHiiOBONT. VISITATIONE

a . mutis . simulacris . moriuls(;)ub . emblematum. tabulis

discith . spectatores

Poetica . Convictorum . Collegii . otia

SOMNIIS

AB ^GV'PTi SALVATORE

Airr . visìs . aut . explicatis . defixa

BT . NuMquAM = OTlANTEM . PASTOREM

ET. VIGJLANTISSIMUM . EXALTANT OPUS

Cjyo . no<;ter . JOSEPH

ViSITaVìT

ET . IBCIT . REDEMPTIONEM

PiEEtì . SU^ .

A4 Ve-

/

Vedovane quindi verificate , ed efeguite le predette Jndicaaìom , Figure .Significaci da fci corpi d'imprefa rutti cavati dalle cofe vedute in fogno , o da Giurcppe , o da Faraone , o dal Copierc del Re, o dal Panatierc, e da Giufeppe mirabiimcnre fpianate ; da lei diltici , che,^ fervi van d'Infcrizione dichiarativa dell* emblema , e dell* opera della Vifita Paftorale dallo (Icilb figurata -, e da foi Statue , che rapprefen- tavano della Vifita Pafloralc le opere , le inten^iioni , e i falutevolì effetti corrifpondciiri a* corpi d'imprela luddetti .

Come opera , quindi , primaria della Vifira Pafiorale , la prima Statua d'ornato , fu la di cui bafc Icggcvafi fcritto : CULTVS CÌElE^ óT/ò'J/ rapprefentava un Perlonaggio venerando con triregno in capo^ croce abbracciata , incenfiero sfumante al piede , e tre libri con ifcrit- tovi a tergo : A3. Med. Lccl. Conc'tl. Trìd. Uecr. Conc, Provine.^ & Synod. , e lui Picdcllallo In cultum V omini \ Exod. io. -- ad culttim TahernACult . ls!um, 4. efprirnendo quello fpiriro di Dio , che la Vifita Pafiorale è follecita d'infondere non mcn nel Clero, che in tutti i Fe- deli , nel promoverc la gloria Divina, l'olTervanza de' Ri[i , lo fplen- dor delie Chiefe , e degl' Aitati , il ritpctto del Sacerdozio , l'adern- pimento de' Legati , l'efecuzioac de' Canoni , e de* Decreti , e i'af- fctto alle cofe cclcili .

Al fignitìcato di detta Statua corrifpondeva il corpo d*fmprefa , rapprefentante Cielo notturno colle Stelle (^fognate i^a Gmftppe ) ri- verberanti in un limpido fiume ( veduto in foggio da Faraone ) con un Agnello , che beve qucll' acque , nelle quali appajono iraprclTe le Stelle ftjddctte ; col motto tratto dal Genef. cap.^x. sph-'nu Dei piemia \ delazioni tutte in compendio connotate dal diitico fegucntc Kbìb'tt Agntculus fitibundo gutture ; pltnas Numìne caiejii combìh'tturus aquas .

La feconda laborioia non meno , che mirabile Appoftolica azione della Vifita Paftorale di tutte per-luftrare le Regioni iJiocefane anche iìtuatc nelle Valli piti cupe , per inftruire ne* Mi»tcrj di noltra^ Fede le Perfonc d'ogni condizione, d'ogn' età, d*ogni uiTo , veniva- nel Sacro- letterario Apparato figurata con una Statua eiprimente un^ Uomo con un libro in mano , colla Luna (ul capo , e fra le labbra una face acccfa cjn ifcrittovi il di lui nome caratterillico fulia gufcia della fua bafc CATHECHESiS , leggcndofi pure fcolpito lui picdeitallo di

detta

^cttaStarua , rapprcfentanre il Carlicchirmo le facrc parole (iella Chieia Ambrofìdna /.//ivf Orto fydere : In hymn. ad prim» , e di S Gio. lllttmì' nat Qynnem hominem : Joan. i.

11 ^;orpo d'imprela corrifpondentc ali* opera del Carrelli fmo dava a divedere la Luna ( già da Uirjfèppe fog^naia ) che fpande luce fra le Selve più ombrofe di cupe Valli , col lemma : ìllum'mat eos , qui in (snebrìi : Lue. i. al che porgeva fpicgaaione il diltico foTtonotato : Luna per uvsi>rofòx vihans Jua lumina e allei Decegit errores , ft^a faluùs amans . II Sacramento della Crefima (altra dell* opere fante , e falubri della— Vifira Paitorale) rapprelentato da una Statua , che efprimeva un Ama- zone con un vaio d'olio nella deftra , ed una fpada nella fìniltra , in atto di porgerla ad un Fanciullo {fendente la mano per riceverla, con imprciTa nella bafc quefta indicazione : CONFIKMATJO ; e fopra del pie^dcltallo : Accipe (anShm gladium : 2. Mach. 15. Oleo fan^o unxì €um : P(al. Z%. Veniva adombrato da un emblema efprìmente una vite con grappi d'uva infogno del Coppiere di Faraone , interpretato da Giu'

feppe ) , ed una mano in atto di fpreracrla nella tazza del Re, col motto In fortitudine illius'. 3. Reg. cAp. ip. opera falutcvolc, e corro- borativa deli* anime , che dal feguente diftico veniva fpiegaia : Vmbra , me dui la , liquor vitis , fru^ufque ; falutis Robot is , & vita nornen , é* omen habent . Succedeva in quarto luogo una Statua d'una Eroina in abito ri- camato a lingue di fuoco , con una ccftella di formento al braccio , e coir altra cnano in atto di fpanderlo fopra la terra ; ftando al picde^ di tale Statua , indicata in cfià la parola di Dio ( opera ^.clantiffima della Vifita Paftorale ) VEK3VM DEI : Come veniva dilucidato ne! di lei piedeftallo , con quefte fcrirturali parole : ibat mitten^s (emina \ Pfal. 115. Semen efi Ferbum Dei . Lue. 8. A fpiegare quefta rappre- fcntanza influiva un proillmo cartellone , in cui era per corpo d'iiii- prefa il Sole infuocato ( altro degli oggetti de* fogni di Giufeppe ) riverberante fopra d'un campo di Ipighe alte , e mature , che fimil- mente fognarono di vedere tanto Giufeppe , quanto Faraone, ccn_

" ifparfe fra tali fpighe , diverte pianterclle di lolio , ma col fiocco ca- dente , annerito , aobruciato , ed il mono : Zelus comedit . Pfal.ód. co- -me veniva dichiarato dai diiiico di fotto efprcfTo :

Lolla

te

Lolla Sol cotnedìt , Trttkum ut r vare Co Ioni. f Pufjk , & Infirmi s fii reparata falttf .

La penultima delle Statue concorrenti a compire il Sacro-letté"- rario Apparato figurava il Sacramento della Penitenza ( caritatevole^ indefedà occupazione della Vifita Paftorale , ed effetto dei Seme ger- mogliato della Divina parola ) detta Statua efprimeva una Donna col capo chino , ed un chirografo fra le mani bagnato dalle lagrime ca-« denti da* di lei occhj , e fcancellato dal fangue , che le efcc dalla_ parte del cuore trapallàro da un dardo , colle fegaenti rifpcitive indi- cazioni falla gufcia della baie : SACRAM. P(S,NITtNTl^ ; e fopra del piedcilallo : Cor contritum . Pfal. ^o. -- Iniquìtates delet. Eodem Pfialm.

Sognò Faraone di vedere fette Vacche graffe , e lufìTureggìanti , che da lant' altre macilentilfime , ifvenute , e cadenti furono divorate: Cìtifeppe interpreto queflo fógno ; e quelle Giovenche , cioè una dclle^ grallè , e l'altra delle fvenute formavano il corpo d'imprefa corrifpon- dcnte al Sacramento di Penitenza; vedendofì dipinta lopra d*un Car- tellone la macilenta , che rompe , ftritola , e divora le oda d'una— pingue , e nerboruta col motto : Contrìvìt offa mta . Thren. cap. 3. Il dioico fotto porto fpiegava le relazioni di detta imprefa . Vt pìngues macilenta boves , morienfque Juvenca , Sic amor attrito crìmìna corde vorat .

Chiudeva queito Apparato la Statua fefta rapprefentante la Co- XDUnionc Eucariltica , lo di cui nome COAlAJVNiO EVCHARISTICA , fiava al piede di detto fìmolacro figurante una reale Matrona con in mano un urna di manna , da cui colla deftra ne prende un pezzetto , per pafcere un fanciullo , che le fta al fianco , colla bocca aperta in s^tto di riceverlo :

Queft' opera rencrilTima della Vlfita Paftorale veniva efprcHà fui pìedeltallp della Statua furriferita co* due paffi fcritturali : C'tbavit te Manna . Deut 8. Panem Angelorum mandacavìt homo . Pfalm, 77. % confermata dal corpo d'imprefa , in cui erano dipinte le certelle di farina , e di pane , e fimili , fopra de* quali volavano per isfamarfl gì' uccelli del Cielo fognati dal Panaticre ^ fogno pure da G'mfeppe fno^ dato^ col motto dell' Evangelio : Cognoverunt in frazione panis : Lue. 24. prerogativa di SALVATORE fpiegata dal diiiico dichiarativo di detto cmblnna .

Purè

rr

Furo qttem nequetmt fkpert contìngere ^ente , Panem SALVATOR nunc t'ibt frangtt homo , E perchè nella fegacnte Pafloralc venivano cfprcflè le azioni della Paftorale Vifira di fopra indicate, perciò colla fottonotata Infcrizionc, che in fine del Portico Apparato , come fopra , pendeva in fronte^ della Porta d'ingreflò al Teatro , fi diede femore delle fuccennatc-» conformità , ed univoche relazioni

Fingere . consuevit . semper . Poesis Tanto . magis . scenarum . commento

Ne . RECEDAS . TAMEN

Princeps . Eminentissime

Poetico , ore . scenico . vultu . personato . apparato

hlc . veritas . exhibetur

ExHIBET . jEgYPTI . SALVATOR . TANQUAM . IN SPECULO

JOSEPH

Ecclesia: . Mediolanes. Archyprssulem

DiLECTISS. GrEGIS . SUI

SA.LVATOREM .

IL

I^

IL GIUSEPPE SALVATORE

DRAMMA PASTORALE.

ARGOMENTO.

SOno pili che notorie le metamorfofi del Cafto Giufcppe : li Sogni railteriofi , o fitti , o interpretati dallo llcifo , ed altre virtuofe parti , per le quali la facra Storia del Gencfl adènra , che la_. mano , e lo Spirito del Signore cran con lui , furono i preludj di quella rublimidìma elevazione , che fi maritò colle pcmentofe (uè gefta , fino ad eflcrgli per decreto di Faraone Monarca d'Egitto , cam- biato il nome di Giufeppe in quello di Salvatore .

Conofciurofi Giufeppe da quel Re alle prove , come faplentillìmo, come Configiiere della più accorta prudenza , come pieno dello Spi- rito di Dio , che l'opere di Lui regolava , lo conftitui Principe dell* Egitto, lo difiinfe coli' infcgna dell'Anello reale, gì* illuitrò il petto con avrea preziofa Collana , lo veftì di Porpori , g!i di^de per Ifpofa la Figlia del gran Sacerdote d'Eliopoli , e fece pubblicare un Editta, che tutti alla prefenza , al paffigglo , alla veduta di G'ufeppe , fi pro- flraifero ginocchioni , in atto di umiliilìma venerazione. Genef. r^/? 41 .. Con qucfio luminofo diftintivo , dice il Sacro Tefto al cap. fopraci- taio , che il Salvatore Giu(èppe, ufcì dalla Metropoli Egizia, e fcnza per- donare a iìicnii , vigilie, ed incomodi , vifirò rutce le Regioni d'Egitto , ad oggetto d'ergere granai , ammaliare formcnto , e provvedere negli anni penuriofi , alla fame , al foftentamento , alla confervazicne de* Popoli , alla falute de' quali erano intefe le di Lui pictofinTime mire

Fra quanti andarono a parte di così cfimie previdenze , aliai più; ne gioirono li Fratelli di Giu(cppe , a* quali , dice la ftena Iftoria di- vina a' capi 4Z. , e 43. , che inltillò colle fjrie di Lui parlate , fenti- menti di compunzione per ì paflati lor falli , fommlniilrò abbondanza- di grano , e cibarie , imbandì lauto Convito , a cui Elio pure inter- venne , per pafccrfi delle Vittime iltefie a di lui comandamento fve-» nate , illuminandogli in olrre colla comunicativa di reconditi arcani ,. ed efortandogli a iUr in fanta fraterna pace lungi dalle liti , da pun- tig'j , e dalle interne amarezze .

Del

Del coraggio ad eìTolór cOrttparilro nel predire le future lor pu- gne» e vitrorie , quando efcìti nella Perfona de* loro Poftcri dalla fchìa- vhù deir Egirro, addirizzati avrebbero i pafTì allaTcrra di Promiflìone ;

Dei ccjllocimenro a lor procurato nelT ubcrrofa Terra di GcJTèn in RamelTe in qualità di Cuftodi del rcal Gregge , e delle provider cure da Lui uGre per la cuftodia , e lercia prù vigilante , e fedele , e per lo paicolo più falubre del Gregge iiieflb ;

Di.'lle premure fpecialifljme , che nodrì pel Sacerdozio , onde al culto di Dio . dcgr Altari , e coltura del Popolo per le amane bi fo- gne non venifTe divertito ;

Deli* Opere di Lui memorande , della di Lui foavirà nelT acco- gliere , ne! parlare , nel profciogliere li colpevoli ; de* tefori per di Lui mercè accrcrciuti al regio erario , chiaramente ne parlano li capi 47. 48. 50. del Genefì furrifcriro ; mercè di cui non folo da Faraone fu Giufeppc onorato col rinome di Salvatore, ma tutte le Nazioni a-, quel valto Regno foggette ebbero a predicare , che in G'mfe^pe Jiavs r'tpo(ia la lor falute .

Siccome però, per mirabile difpofizione di Dio , a benefìzio delP Infubria , tutte le fopraccennate aaioni , opere , circoftanze , ed uffizj «arieativi fi vedono con piena univoca conformità rinnovellati in un al- tro Giufeppc , così ttindo lontano da ogni lode , per non offendere la di Lui porporata uniltà , nella Scenica Azione propoli^ altro nun fi è iìfTato, che di ombreggiare Puniformità rig^rofa del Figurato colla-. Figura , nel cafo concreto della Vifita Paftorale .

Nulla togliendo al merito dell* infallibile lltoria qu-ìlchc acciden- tale variazione , che fi è introdotta , fegnatamente ne* fitd di Puti- farre , Rcbate , ed Ifmeno; ncll* arrivo della Famiglia di Giacobbe pct la parte del Nilo; nella divcrfificazione de* Fratelli di Giufeppc in or- dine a certi cafi nel G.-nefi a tutt* altri di loro appropriati ^ pcrclid nel foftanziale detti fatti fi vedono verificati cogl* iltetfi Fratelli diGiu- feppe , ondo per folo ornato del Drammi con più vivaci peripezìe fi è penlato a variar gli accidenti ; perchè la maggiore condecoraziorae , e comodo delTcatro richiedeva una fiflatta innocentifiima variazione; ftantc eziandio la quale , non può metterfi in dabbio , che come della Figura , così del Figurato fi verifichi il GlUStiPPE SALVATORE. La Scena fi fin^e nella Reggia Faraone >,

'* ATTORI.

Faraone , Re deir Egitto Sigr. Gi;'tmba tridui Camagnì, Milanefe.

Ciufeppe , // Callo Sig Dun Giambaitiita Bianchì d'Ad-

da , Milanefe . Putìfarre , pr'imo Mìnìfro , e Co"

mandante dell* tfercito del Re Sig. Pier Antonio Patrone , Milanefe.

^ r ^ ^ r 1- j ir r, ' (Si 2. Don Pietro della Torre Ro7.'/.o-

Erbate} Coni oh delle Provin- , ^ . /-.-.t j f,g\ r

,^ \ . J»r^ C ""CO Cjiovio Lattuada , Milanete

J.meno ) e te d Egitto /o- r^- - ry - a/ii r

^ ' ^ C^ig- Cjioanni Camagni , Milanele .

Giacobbe , /'<«^rf <// C'mfeppe Sig. Giufeppe Pavarino , Milanefe .

Kuhen^ Primogenito di Giacobbe^ e

refpettivQ fratello di Giufeppe Sig. Marco Annone , Milanefe .

(Sig. Don Antonio Venofta , di Val-

Levt ■) altri Figìj di ( tellina .

Simeone ) Giacobbe (Sig. Don Antonio Lavizzari , di Val-

( tellina .

Beniamino , ultimo Figlio Sig. Don Carlo de Criftofori , Mila»

dello jlefjfó nefe ,

Manajfe , Primogenito ^di Giti- (Sig. Don Pietro Krentzlin , Milanele.

Efraimot Secondogenito ) feppe (Sig- Gioanni Rodi , Milanefe .

Pafforellì della Famiglia , e Jl'irpe di Giacobbe ,

Paflorello primo Sig. Don Aleflàndro Paini , Milane/c.

Pajlorello fecondo Sig. Don Gioanni Crivelli, Milanefe,

Pa(lorello terzo Sig. Don Niccola Vifconii de Veno-

fta , di Valtellina .

Pajlorello quarto Sig. Don Gianantonio Mattey , No-

varefe .

Cof^piere di Giufeppe .

Qiiardte di Faraone .

Guardie di Giufeppe Salvator dell* Egitto ,

Marinari , o fiano Condottieri del reale Bucentoro di Faraone .

Il

n Prologo » che fi aggira fopra quelle parole di S. Paolo : l^WE^ MVS NVNC PER SPECVLVM , IN ^NIGMÀTE , TVNC AVTEM FA-- CIE AD FACJEM , fi rapprefenta dali* ENIGMA , che , per i fpec- chietti d*un Mondo nuovo da lui porcaro , £a vedere a quattro Scolari di tenera età le Figurine in detta Macchina contenute , rapprefentanii riitoria Sacra di Giufeppe Salvator dell' Egitto .

RecUano

L* Enigma Sig. Don Pietro della Torre Rezzonico Giovio Lattua da.

ScoUro primo Sig, Don Alellàndro Paini .

Scolaro fecondo Sig. Don Pier Alfonfo Noghera , di Valtellina .

Scolaro terzo Si'g, Don Paolo Bellofio , di Valenza .

Scolaro quarto Sig. Don Ercole Porri , Milanefe .

INTERMEDIO PRIMO

Appoggiato a molti paffi della Sacra Scrittura , regolatamente a quelli de

Treni , e dell* Evangelio ; PARf^VLI PET1ER:VNT PANEM &c,

COGNOFERVNT JN FRACTiONE PANIS .

Recitano

La Fame 5ig. Don Pietro della Torre RcBzo-

nico Giovio Lattuada . La Ignoranza^ Ajay e Gòvernatrì-

ce di quattro teneri Fanciulli Sig. Gioanni Camagni . La Pietà , Maire de* fuddettt Sig. Don Giambittifta Bianchi d'Adda, Fanciullo primo Sig. Don Pietro Krentzlin .

Fanc''uUo fecondo Sig. Gioanni Roffi ,

Fanciuio terzo Sig. Don Giufeppe BaIdironi,MiIanefc.

Fai^àuUo quarto Sig, Francefco Aquanio , Milanefe .

m-

i6

INTERMEDIO SECONDO

AUuftvo a^ molti Tefiì Scritturali , e Detti de^ SS. PP fipra alcuna de mede{tmi ^quelli tn ijpcziettà \ SI QJJJS AFEliOEiUT CISTERNA il à'c.i QUI Bili ERI! EX HAC AQl)À NON SITjET &c. , ET TILT IN EO- fONS AQ^JJE SALIENTIS IN f'I.TAJI ^TERNAiH .

Recitano La Seta Sig. Don Pietro della Torre Rczzonico Glovio Lat-

tuada .. La Negligenza cujlode

dell* acque Sig. Gioanni Camagnf .

il Zelo Sig. Abate Don Anconio Landrianì , Milanef^ ;.

Tirfi ) Sig. Don- Marfilio Landfiani , Milanefe .

Tttiro ) (iQrellì ^'S' ^^"^ Carlo de Criitofori . Corambo ) -'' Sig Abate Don Profpero Crivelii , IVIilanefc ,-

Elptno ) Sig. Pietro de Gioanni , Milanefe .

Complimento dopo terminata la Faflorale , e Frefeniaziorìe d*un Fiore , f d'un Libro alt* Eminenti fs. , e Reverend'fs. Sig. Cardinale lìrcìve (covo cogli tijfìzj più offèquioji di ringraziamento ^ ed umtlìjjtme Jcufe .

UA MEMORIA , che parla in detta Azione , e f eia a cenno del Genio- dei Collegio Cav alerò umilia a S. E. il Libro , e Fiore [u ce ennatì Sig..Gioanai Camagni .

IL GENIO DEL COLLEGIO CAl^ALERO},Cu(lode, e Depofitario del

Libro fuddetto , e del Fiore , di cui ne fa una brìeve spiegazione ,

terminato ti complimento ai fopra indicato

Sig. Don.Pi&tco della Toxre Rez^onico Giovio Lattuada.

Alcuni de* Signori Convittori fedutt in una delle Scuole del Collegio in atto

di mettere a memoria le loro lezioni , che poi aaomfagnano.

colla rifpettofa loro prefenza il Complimento furriferito .

Inventore delle Scene Sig. Gmfeppe Medici Architetto, e Pittore ,. Inventore degli Abiti Sig. Francefco Mainini »

PRO^

PROLOGO.

CITILE,

l'enigma , che porta tn ìfpaìla il Mondo nuovo . Quattro SCOLARI ^ che vanno lentamente a Scuola,

17

IGMA Olgnori : il Mondo nuovo ;

rntro . O J' Mondo nuovo ; chi lo vuol vedere . . . .

Udire ?

11 Mondo nuova .

Ohimè ! . . . . Compagni ,

Con che poi pagheremo

Qucfta Curiofifà ?

Virtù faremo di ncceflltà ,

Ma come ?

Qual virtù >

La virtù deJ Digiuno ,

Ah ! .... mi rincrefcc . . . , #

Pure .... Pazienza ....

E tutti in conclufione

Gli daremo la noltra colezionc : ENIGMA neir Scolari belli qua ; le belle cofe ,

atto ufcìre Che vi farò veder nel Mondo nuovo SCOL. I. ENIGMA .

Z' ENIGi dei

SCOLARO pr. SCOLARO ^. SCOLARO 3.

SCOLARO 4. SCOLARO I. SCOLARO 2. SCOLARO 4. SCOLARO l^

SCOLARO 4.

SCOL, I. SCOL. 2. SCOL. 3. SCOL. 4. ENIGMA SCOL. 4.

ENIGMA

Ben volentier .... ma ....

Che volcfte dire ?

L'Enigma io ion , i muti fo capire ,

Vi balta quefto pane ?

E quello frutto ?

Le mie noci .-*

E i bomboni ?

Io prendo il tutto r

Or che s'abbiam da pafccr d'acqua d*occhi ,

Signor Enigma mio , cola vedremo ?

In quefio Mondo nuovo figurata

Vcdercte una Sacra Pafiorale ,

GIUSEPPE IL SALVATORE intitolata .

B SCOL. f.

i8

SCOL. I. ENIGMA

SCOL, 4. SCOL. 3.

ENIGMA

SCOL, 4. ENIGMA

SCOL. 2. ENIGMA

Oh che bei Pigottoni !

Q,uefti fono

Faraone fui Trono , e Putifarre

Primo Miniftro a pie del Soglio ; Erbate ,

E Ifmcno a canto Conloli in Egitto

De le Provincie fue ;

E quefli al Re prefentano

De* Popoli famelici

Le (uppliche ofTcquiofe , che il Sovrano

Rimette di Giuleppe all' alta mano .

Q.ual vago Gabinetto ora fi vede !

Con due gentil Paftor , che {tanno a lato

D'un nobil Perfonaggio !

Egli è Giufcppe

Di lor Fratello , e Salvatore infiemc ;

Eflì fono Simeone , e Beniamino ,

Che del Padre vicino

Con altri Figlj , e Nipotini , e Nuore

Gli dan l'avvifo .

Oh il maeftofo vifo ,

Che ha mai quel bel Partore venerando ,

Cui sbarca da un gran Fiume !

Giacobbe è il vecchio : E* Padre di Giureppe ;

Il Fiume è il Nilo ; ed in Egitto approda,

Co' figlj , e pfgni fuoi

Per comun lor lalvczza .

Oh bello ! oh bello !

Tre Signori con bianco morione !

In altro luogo il Re (ul trono alCro ,

Con ituolo di Paftor , che a lui prefenta

Il Viceré cortefe !

I primi tre

Fian Putifarre » Erbate , e Ifmen , che fono

Infidiator degli approdati Ebrei :

Ma queftì al Re guidati

Dal Salvator Giufcppe a la fua cura

Pa

i9

Da lui commefli in Geflèn , a Ramcile

Per ripararli da infidiofc frodi

Hanno il ricetto , e con benigna legge ,

Del regio eletto Gregge Sono fitti Paltor , fitti Cuftodi . SCOI. Ah cofa fìravagantc !

Vch in ampli cucina una Matrona Con quattro figliolctii : SCOL» I. Veli li poveretti

Air Aja lor rivolti

Co* macilenti volti : SCOI, I. Ecco la fame in atto d* atterrargli » SCOL, ?. Ah ! mi fan coinpaifibne ;

Son tutti quattro fcnza coleaionc . &COL. 1. Bifogna dir , s'altra ragion non trovo ,

Ch* abbian veduto anch* edl il Mondo nuovo» ENIGMA . No , che non manca a loro il Cibo , il Pane ;

Manca chi Io fminuzzi ; e queft* ufizio ,

Scacciata l'ignoranza da colà ,

Intraprende materna alta Pietà . SCOL, 4. Cos* ha che fire colla Paltorale

L'Ignoranza , la Fame, il pio Rimedio ? ENIGMA . E* Itato un Intermedio ,

Ma conficente al Dramma . SCOL. 4. Ei fii giocondo . ENIGMA . Se bramate veder l'Atto fecondo

Del mio Dramma enigmatico, applicate

L'occhio di nuovo a* fori criitallini . SCOL. I. Oh il bel Boico ! hCOL. a. O il gran Fiume ! SCOL. 3. Oh i bei Giardini ! ENIGMA , Mercè del Salvator pirtono onuftì

Di grano , e doni li Paftori Ebrei ;

Dal Bolco al Nil ; dal Nil vanno a RamciTc . SCOL. I. E nel Giardino le pcrfone afcofe ? ENIGMA , Sono Erbate , ed ilrnen fra macchie ombrofe ,

B 2 V*fi

SCOL. %

ENIGìMA

S€OL^ 3.

ENIGMA

V* fi congiura d*infidiar il Gregge,

E del Gregge i Cuftodi ; e di otturare

Li rugiadofi rivi , e avvelenare

Il palco verdeggiante ; onde a la fame ,

Ed a la fere del lanuto armento

Manchi l'crbofo , e il fluvido alimento .

Ma chi fon quegli , o Enigma ,

Che in un altro Giardin più deliziofo

Fian congregati ?

Dei due Cortigiani

Non veduto Glufcppe , udìo le trame ,

E di Paftor la viatoria verte

Poilafi in doflò , nella deliziofa

Reale , v' il Re con Putifar favella ,

Si porta , ed ivi il complice Minillro

De* felloni attentati , con paterna

Tenerezza compunge ; ivi al Monarca ,

De* Congiurati Tempia idea difcopre j

E prefo umìl congedo ,

Di vifìtar il Gregge , ed i Paftori ,

Difenderli , curar , che lor non manchino

Pafco falubre , e rugiadofì umori ,

Tutto accefo di zcl s*addeftra all' opre :

Opre , che co* vivaci fuoi colori

Altro Enigma intermedio ora vi fcopre .

Vcdiam Prati , Capanne , Paftorelli ,

Agnelletti languenti , erbe leccate ,

Donna , che dorme , Figlia tutta anfante ^

Guerricr , che Tacque fchiude ,

Irriga i prati , abevcra T ovile ,

Sveglia la Dormigliofa , indi rallegra.

La Figlia anfante , ed egra .

La Negligenza clT è colei , che dorme ;

Il Zelo la rampogna , e poi T emenda j

E a Sjte ai danni intefa

De* prati , e agnelli , e paftoreccio Coro ,

Ri-

«I

Rimedio porge , e falutar riftoro t Ed oh ! come di tal pio miftèro Neir atro terzo fi palcfa il vero !

SCOI. 4. Compare una gran Sala ,

Con un Signore di corona ornato , E due Paflor , ciafcun di cui legato Tiene un Uom , che vicn meno Per il roflor .

E^UGMA , Son quelli Erbate, e Ifmeno

Perfecuror del gregge , e de* Partorì ,

E del Ciclo ribelli :

Ruben , Simeon fon quelli ,

Che al Re li guidan di catene avvinti ;

E 1 Egizio Signor al Salvatore

Giufeppc li rimette ; onde a fua voglia ,

O rei li danni , o attriti li profcioglia .

SCOL. 1. cofa veggo mai? Capanne , armenti , Prati , Paltor , Granaglie , un Venerando Vecchio, al quale d'intorno i più piccini Moftran grano , olio, pane , e bianchi lini.

ENIGMA . Di Giufeppc la vifita , a curare La lor falutc intefa , elll providc Di Granaglie per Semi ; cflì del Sacro Liquor d'olive , onde a le lotte cfperti Renderfì , e forti ; elfi di bianco pane , Pan di due rare qualità celefti , Per geminato pafco , e arredi rari , Per culto del gran Nume , e fuoi Aharf.

SCOI. 3. Miriamo di bel nuovo in addobbata, Rillretta ftanza incatenati , e pofcia Sciolti i due Rei, d'un gran Signore al cenno,, E accolti al proprio feno .

ENIGMA . Li prigionieri fono Erbate , e Ifmeno , Dal Re mandali a le facrate Soglie Del Salvator Giufeppc , ed li fciogllc .

SCOI, 4. Q.ual vailo Appartamento ora fi vede

B 3 Con

li

SCOL, I. ENIGMA

SCOL. 2. ENIGMA

SCOL. 3.

SCOL. 4. ENIGMA

Con du2 Granilòiiì .

Tch ! l'uti dclfi \ì\ l'occhio

Filo fu *n libro , e ftudia le lesioni .

E* Putifar , che fu gli Annali ie^ge ,

Per dirle al Re , del Salvator Giufeppe

Le Vifite , le gire a' Valli , a* Monti ,

Per ilcolcefc vie ; le cure , e l'opre

Del Tuo zcl , onde e (lenti , e veglie fprezza ,

A prò della comune

Sofpirata falvczza .

Rcll' altro da vedere ? (i)

Ora vedrete

L'ultima Scena la più vaga , e ricca

Di reconditi arcani : ceco Efraimo ,

E ManalTe ; E un Coppier con tazza d'oro

Ritti prefTo del Soglio ; ceco fui trono

Giulcppe il Salvator d'oftro ammantato ,

Ecco i Fraiei Partorì a Lui d'intorno ,

Ecco un di lor con Libro , altro con Fiore >

Che prelentano a Lui con grato amore .

Non vuol Fior , Libro , ma bensì

Queir avrata gran Tazza Ei prende , e beve *

Buon prò gli ficcia :

E* Tazza Profetale »

Colla quale vaticina Giufeppe

Di qual Giufeppe egli figura (ìa ;

Onde e il candido Fiore » e il Sacro Libro

Al Figurato fuo cede , ed invia (2)

A quel , che in vifitando il caro Gregge ,

Pafcolo agi* affamati , robuftezza

Dando a' men forti , profciogliendo il reo 9

Zelando il divin culto , e la fua legge ,

Giu-

(i) ?aYÌa all' Enigma .

(x) L'ENIGMA /;■ leva il velo nero^ cbs gli fende fopra gli onèi,

SCOL. 1. ENIGMA

SCOL. 2.

SCOL. I.

SCOL. 3.

«1

Giufeppe il Salvator veder fi feo . (i)

E* finita ?

E' finita : andate a Scuola . Andiam : Dite Compagni ; che pazzìa Ricular quel bel libro !

In quanto al Libro anch' io lo darei via } Ma quella Tazza , che £ì indovinare , Sarebbe un grnid' ajuto all' intelletto . , fc il Signor Macero Ci daflè vin perfetto ; Ma con l'Ignoto , che ci da bere , Mai non potrcm fapere De le cofe future la dottrina . SCOL. 4. Quefto luccedc dopo , che colui

Il Pozzo hx fatto far nella Cantina . (a) ENIG MA ver fo Con queilo Mondo nuovo antico aflài , l*Vdknza Co' miei detti d'AftroIogo ,

Qjuai da le nu'oi trapelati rai ,

Del Dramma , che vedraffi , ho fatto il Prologo. (3)

FINE DEL PROLOGO.

(i) VENÌGMA chiude U fineflrelle del Mondo nuovo ^ e pai dopo dette quelle Po.»

rote ANDATE A SCUOLA, lo ripone (làle fpalle . (i) Partono tutti tnfieme . (}) Parte (ol Mondo nuovo fulle fpalle

Bj

AT-

»4

T T O PRIMO.

SCENA PRIMA.

Reggia interiore di Faraone , con Trono .

FARAONE , con Guardie .

PVTIFARRE , Primo Minìflro , e Comandante delf Armi Reali. ERBATE , uno de* Confoli delle Provincie d'Egitto . ISMENO , altro de* Confoli delle Provincie Juddette .

PVTIFARRE . /'^ Rande , o Sire , è il tuo Regno , ma più grand< VJT La rua gloria lo rende : ondunque acerba Fame fi fco veder , ma fol da lungi , Perchè la pietà rua , con pronto zelo , Rintuzzò della fame il morrai telo . FARAONE . Se gloria mia può dirfi , o Putifarre , Se gloria del mio Serro Quefta felicità de* miei Vaffalli , A Oiufeppe però fi deve il mcrto : Ei li Sogni fcifrommi , Ei la vicenda Dell* ubcrtà , poi di penuria addulTc ; Ei congregò le melfi : a Lui fi renda De le laudi il tributo ,

ERBATE. E pur de' falli

Scevro non va Giufcppe :

E qual di noi ron iVppe ,

Quanti del Regno tuo Popoli immenfì

Cerchin Frumento , ed Efib a lor non penfi ?

ISMENO e Ecco i ricorfi , o Sire , ecco li pianti (i)

Di tauri Figlj , e tauri De le Provincie al Soglio tuo foggette , A* quali il decantato Salvatore Non penfa , non provede , o moftra amore .

PVT/-

(») l^MENO cava alcuni memoriali , faMttio atto di prefetttargli a Faraone i ma Faraone non li riceve.

PVT1FAE.RE . Vanno bcnj.ì del cumularo Grano

Per fin col prezzo fno ne' Sacchi involto

Le fomme in Cananèa ;

Vanno i tefori tuoi , Signor benigno ,

A pafcer fconofciuti , e forfè ancora

Del tuo Soglio i nemici ,

Ma chi sa , s'involi dalle labbra

De* Sudditi infelici ? . . . .

FARAONE . Chi sa ? chi sa ? Tu dici

Purifarre ? Ammutifci , e voi Erbate ,

Voi Ifmen fparlatori

Rifpettate Giufcppc ; e perchè ognuno

Vegga , che non vi prelto orecchio , e fede »

Abbia Giufi'ppe iftefTo (i)

Abbia fui Trono mio la regia fede :

Ciafcun con voi qual Salvator lo adori ,

E que' ricorfi , che occultafte a Lui ,

Miniftro infido , e Confoli infingardi ,

Per offuicar fua gloria , a Lui recate j

Onde do' Itudj fuoi difpenfi i frutti ,

Giacché Giulv-ppe è Salvator à\ tutti . (2)

SCENA SECONDA.

Gaif'tntttì .

GIVSEPPE folo ; e verfo la metk della Scena > SIMEONE , e BENlAiiìINO , luì Fratelli .

GFJSEPPE .

NOn fa darfi ornai pace il conturbato Mio cuore : oh Dio ! Chi fa darmi novella Del Gcnitor d^lctto , e de' Fratelli ?

Oh

(1) FARAONE s*nlz<tifi piedi ^ difcende dal Trono , e preceduto a lati dalle Guav' die ,// poitii p :(jo pajjo verfo l'udienza , parlando agli tre Minijìri } da* quali è [esultato fetn^re un paffo indietro .

(t) i^^arte il He preceduto dille [ite Guardie ; e preffb di lui partono fure col capo chino f e confu/i f^atifatre ^ Erbate^ ed J^meno ,

z6

Oh Giacob ! oh adorato Beniamino mio caro ! dove fiere ? Quii Cicl vi copre? E qual Nazion v'accolfe ? Come tanto ritardo ? Ho mi furati Col cammino i momenti , e non giungete ? (i) O Dio d'Abram , d'Ificco , e di Giacobbe , So , che mancar non fuoi da le promeffc , Che già facclU , il fo , che opralii in me Tanti , e varj portenti , Onde le prigionie , li tradimenti , La fchiavitude ancor fervire un giorno Doveffcro a falvar da rie vicende Di fame , e avvcrfirà maligne , ed adre , L'Ebraifmo , i Fratelli , il caro Padre : Non poiTb dubitar ; verran , ma come Di quefta Reggia al retto

Non giunge ancora il mio Drappello eletto ? Confolami gran Dio : non per mio fafto , Ma per onore de* celelli arcani , Fa , che s*avverin tutti i Sogni mici , Onde qual Salvatore a venerarmi Vegga a momenti qui le Stelle , il Sole , Giacobbe , e tutta ancor la fua gr^n prole . (2^ SlJf£ON£ . Perdonaci , Signor , in quello Albergo Con improvvifo acceflb , E lenza tuo perme0b Tu ci vedi innoltrati . GIUSEPPE ^ Beniamino ? Simeon ? . . . . Fratelli amati

Voi foli ? ... E fenza il Padre , e gì' altri Figlj Del Patriarca adorato ? . . . . E fcnza un cenno Previo , come ordinai , onde poicffi

Por-

(1) GIUSEPPE t'ingiuoccbiaj tarlando colla faccia rivolta al Cielo , e colle braccia

(piegate . (t) Sopravvengono Simeone , e Beniamino dalla parte , a cui fono rivolte le [palle

di Giufeppe ; il quale all' udir la voce di Simeone, s'alza in piedi , rivoìgen'

do/t ver/o a* Fratelli , in atto di forpreja .

GIVSEPPE . SIMEONE .

GIVSEPPE .

Forcargli incontro i mici divoti ampie»!! ? BENIAMINO . L'abbraccerai prima , eh' Ei giunga a quclLi Gran Capitale : Ei colla prole , ed altri Del Calato , che fon fcfltinta fci , Oltre quei , che di Giacob non fon Figlj , O Nipoti di Lui , fu nave onufta De le avite fortanze , in fcn del Nilo , Vcngon fcrtofi a qui trovar l'afilo . Dunque ?

Dunque non ore , ma momenti PalTeranno , che il fido Popol di Dio , di quefte Egizie genti Approdcià del regio Fiume al lido . Al lido non per tanto precedete Li mici pafìTi , o Fratelli , per Teccelfo Porticato vicino , ed io frattanto , Al Monarca indicato il caro arrivo Di Giacobbe , e de* fuoi , In poco d'ora accoppìerommi a voi , Voliamo ad obedirti ; Oh noi contenti ! (i) (2) Signor , nelle di cui mani poflèntì Sono i cori dei Re , dammi , che grazia Trovar io poffà in quel di Faraone ; Coficchè per Giacobbe , e pei Germani Di me luoi Figlj , di RamefTe , a GefTea Sia destinato il permanente albergo ; ' Da le fante tue mani Riconolcer faprò , come un teforo , Che d'obblighi maggior m'incarchi il tergo , L'cfTcr io fatto per ciaicun di loro Colle maniere mie provide , e pronte , Per tua mercè di lua laluie il fonte. (3)

-/

SIMEONE . BENIAMINO GIVSEPPE .

SCE-

(i) Partono Simeone , e Beniaìrino .

(i) GIUSEPPE s'tngiHvcctia di nuoio ^ come fopru,

{l) GlUSEPl'E /t alza , e farte.

aS

SCENA TERZA

Porticato Reale con veduta del Nilo .

SIMEONE , e BENIAMINO , che flanno a(ìratù , mirando ora ti Por^ t'tcato , ora il Fiume .

ERBATE , ed ISMENO , cl:>e approffimAndo(t a Simeone , e Beniamino f addirizzano a loro il difcorfo ,

GIUSEPPE con fue Guardie , che viene piti tardi .

GIACOBBE , RVBEN , e LEVI ^ che verfo la metà della Scena appro* dano (opra il Regio Bncenfòro , alla riva del Nilo adjacente ai Por- ticato , e sbarcano , rejlando nella Nave la refftdua Famiglia di GIACOBBE , co Marinari^ che vanno a sbarcare in riva deretm^ al Porticato .

ERBATE . SIMEONE ,

ÌSMENO . BENIAMINO

ERBATE , SIMEONE

ISMENO . SIMt ONE . ERBATE ,

OLà chi fiere voi ? Siamo Fratelli Del Salvator Giufeppc. A che vcnifte ?

In Egitto , a ricever del Sovrano Dominante le grazie , e in quefto regio Superbo Porticato ,

Ad afpcttar , che approdi il Padre amato :^ Vien folo ?

rsio ; tutta conduce feco La Famiglia : A qual arte avete l'ufo ? Siamo Paftori :

Ho intefo : Orsii prendete (i) Qpeftc cane , e vedendo ^

Il voftro cfimio Salvatore , ad EfTb Dite , in nome del Re , che il provvedere

Alle

(f) ER3 4TE cava i memoriali delle Provincie per ifporgergli a' due Fratelli t li quali non fanno alcun atto riceverli.

1<^

ERBATE . GIUSEPPE .

SlMEOt^E . SENJAJJJNO .

GIVSEPPE con impazienza. SI AI EG NE .

GIVSEPPE .

GIACOBBE .

Alle feri tre preghiere (i)

Ecco Giufeppe ,

Favellare con lui . (i)

Signor , il Re ....

II Re già mi narrò gì* ordini fuoi ,

Le vollrc infìdie , i (toni fini , e molto

Di quel di più , che la pietà mi ferra

Dentro le labbra ; a me que* foglj , (j) andate ,

Andate a' voftri ufizj ,

E cauti fiate , eh* entro a* regj tetti

Non li corrompa , o vizj

Sporca venalità , che i*opre infetti . (4)

( Per zelo di falvarli ,

Così convicn , eh' io parli .

In buon punto fon iti .

(5) Al CicI diam lode,

Allegrezza , allegrezza .....

E' forfè a vifU '

Il rcgal Bucentòro ?

Anzi vicino ;

Eccolo . ((5)

Oh me felice .... (7)

Oh caro Padre ....

Pur ti riveggo ....

Accogli in qucfto ampleflb .... (8)

L'ani-

ci) Sopravviene GIUSEPPE preceduto dalle fue Guardie ; e li due Confoli gli fanno profondo incbftìo , rivolgendo Erbate il dijcotjo allo /hjjo , dopo fcofìato Beniamino .

(1) BEN!-4MlN0 Jt dtdacca da* Co*. foli ^ an i an do fp editamente al Itdo del Nilo.

(}) ERBflE li mamotialt a G.ÙSEPt^E con riverenza .

(4) ERE -1 fE . ed liMENQ , fatto nuovo trachino a GiUSEPPE , partono .

(>; BEi\l -ìMINO correndo air incontro di GiUSEPPE colle braccia /palancate :

(0) Conpare ti Bitcentò-o , da cui /larva GlAtOBBE fervtto da due Guardie di GIÙ' SEfi'E , tbà jia come /orprefo y ed tfiuptdtto dall' affetto; sbarcati poi RU- BEN, e L&f^l , Il Mannari avvamano ti Bucentòro col tè/iduo dtlla Famiglili di GlALOB a sbarcare tn /ito non veduto , dietro del Porticato reale .

(7) GIUSEPPE prende la mano di GLALOBBE ^ e la bacia , parlando con inter- vo<npime>ito t e'i affanno .

(8) GIACOBBE abbraccia GIUSEPPE.

so

RVBEN . LEFÌ . GIVSEFPE

GIACOBBE

GIVSEFPE ,

GIACOBBE

(3)

L*anima mia Lieto or morrò .... che ve^^f^o

La tua facàa , o diletto . . . . (i) Con rimorofo affetto .... A re proilrati ....

Bando , bando al timor Fratelli amari : (2) Li guai , le dure pene , Ch' ebbi per voi , Dio le rlvolfe in bene E qual bene , o mio Figlio ? Quel fi l abito tuo , che più vermiglio Fi-r col fangue d'Agnello , Ahi providcnza eterna ! appunto quello , Trilto oggcrto una volta , ora giocondo , Preconizzotti Salvator del Mondo ...» Ma il Re quale concetto Farà à\ me , nella Reggia Ei fappia , Che noi fiani giunti , e non ci vede al piede ? Del benefico , e grande

Monarca ho i fcnfì in petto ; a Lui n'andremo ^ Verran Ruben , e Levi , e Beniamino , E Simeone con noi ; Frattanto entriamo Nel preparato albergo , ove udirete , Quali dell* oprar mio furon le mete » Udirlo ? Ah parlan alto In tua lode la vita , che falvafti A tutti noi , gf immenfì doni tuoi y L accoglimento tenero amorofo , Con cui ci cavi il pianto : Or , puoi Alma de' fenfi miei , Che di noi tutti il Salvator non fei . (4)

SCE-

(i) Genef cap. à.S n. 30. Jam Isetus moriar, quia vidi faciem tuam. RUBEN^

e LEn , /? gettano a piedi di GIUSEPPE . (1) GIUSEPPE (olleva da terra celle fue mani fiUEEN' , e LEFl . (j) Genef. ca '. 50. n. io. Vos cogitailis de me maìun, fed Deus vertic illud \n

bonuni . ut laivos faceret multos ÒCc. ; Nolire timere. (4) Partono tutti, precedendo le Guardie di GlUà'EPPE ^ al di cui braccio fi appog-

gii Giacohhe , fe^tiitati da Ben/amino , cb? fia apprejjo GIUSEPPE, e da RJ"

BEN, SIMEONE , e LEH che rejìano in coda .

SCENA QUARTA.

Sala familiare pel Cortigiani ne II* Appartamento Reale . PDTIFARRE , ERBATE , 2SMEN0 .

^TlFARRE . A Mici , fiam perduti , con taglio ,

J^\ Che vada a la radice, il figlio Ebreo,

Cui Salvator s'appella ,

D^I core di Faraon non fi fcancella ,

Udìrte il Re ? ERBATE . 1/ udimmo , e voi fapefte

L'indegna libertà, concai riprefc

Giufcppe il nodro oprar ? ISA^ENO . fatte ofFefe

Da Schiavo vii non fofTro PVTIFARRE . Or nel periglio

Più , che querele vi ci vuol confìgllo . ÌSMtl^O . Che farcite , Signore ? or ora andranno

Li chiamati Paitori al rogai Trono ,

E fon ficur (già il diffe il Re) che in dono

Avran le terre più ubcrtofe , e il dritto

Di dar legge in Egitto :

Di Paftor fotto al manto

A lor daraflì il vanto

Di pnfcer del Sovrano il folto gregge ;

Noi gli odicrcm come Egiziani , e poi ?

Le lane , e il latte a lor , li fprezzi a noi . PVTIFARRE , Si oppriman dunque : ERBATE . Se del braccio voftro

Voi ci fate fìcuri , andrem noi ftcfli ,

Di Pa(tor mafchcrati ,

A fugare i Cuftodi , abbruciar Tcrbe ,

A fcomp'gliar l'ovile ,

£ di gramigna ad infettare i prati ^

3'

PVTI^

PVTIFJRRE . Ebreo malnato, e vile !

Se 'i volgo dice , ch'ei Io falva , adedo Non potrà , giuro al Cicl , falvar fc Itcflo .

SCENA QUINTA.

Blagntfica Appartamento Reale ricevimento , con Tronù per Faraone »

FARAONE CON Guardie , givseppe , Giacobbe , rvben ,

LEf^l , SIMEONE , BENIAMINO,

immediata veduta del RE feduto fu V Soglio , Z?i GIVSEPPE in piedi alla dejlra del Trono ,

Dt GIACOBBE alla fìnijlra in piedi , appoggiato al fuo ba(lone di foflegno^ Vi RUBEN y LETI , SIMEONE ^ e BENIAMINO con un ginocchio a terra^ Stanao le Guardie Reali dìjlribmte lateralmente prejfo le pareti della gran Sala *

GIVSEPPE . TT^Cco , o Sire , al tuo Trono , ecco a* tuoi piedi xIj Giacobbe il Padre , e li Germani miei : A Te , che il Nume fei , Da cui virai rifior , doni , ricchezze , Comodi , accoglimento , e ne' lui Stad Di ricovro TofFcrta han ricevuto , Di grato cuore umiliano il tributo : Bramofì quindi , e fupplici Per ora , e in poi , e nell* età future , A tua gloria , e fervigio D'impiegar Tempre le lor forze , e cure .,

FARAONE . Quai fur li voUri ufizj in Cananea ?

GIACOBBE . Allevar , cuftodir , pafcer gli armenti ,

Che o bianche' , o nere , o varie di colore ^ Somminirtran le lane al fuo Signore : Lane però , come del latte ancora , Che fpeflb arrccan co' prodotti fuoi

Dal

FARAONE

Dal femprc mai moIrìpII<rato ovile ,

D*anno in anno accrefciuto

D'abbondanza uberiofa

La melTe più fìcura , e più lucrofa .

E qual di voi è il nome , e qual la cura

3?

a Buhen^e Levi. Nel paftorale impiego

KVBEN

LEl^l »

Io nato il primo

Ruben m'appello , e fovrintendo ali* opre

Del Coro de' Paftori .

10 Levi fono ,

E refcrcizio mio

Fia di curar , che le primizie tutte

Sian confacrate in olocauiio a Dio

FARAONE a Si-

meon€,e Be»ìam.K voi ?

SIMEONE , Simeon mi chiamano , e mio flilc E* procurar , che l'acque Non manchin mai d'abbeverar l'ovile ,

BENIAMINO . Io poi , che Beniamino odo nomarmi ,

Nome , che F'glìo ideila delira efprime , (i)

Ma che ancor di rapace Lupo il fenfo (2)

Precontener dovrà , li cari agnelli

Colla dcftra di verga Vigilante

Armata , della notte nel più denfo ,.3

Guardo da' Lupi infidiatori , e felli .

Quanto voftre cure il zcl mi piace !

Ma quanto poi mi fpiace ,

Che il voftro di Paftor provido ufizio

Fora cotanto efolo

Al mio Popolo Egizio . (5)

Penfa dunque , o Giufeppe , e fia tua cura ,

Giacché la lor (aluie , e la lor pace

11 tuo zelo procura ,

FARAONE

Che

(1) Benjamin Filius dexteras in Sac, Bib. .. ,. ,^'

(») Beniamin Ludus rapax . Genef. 49. n. xf. ■'-''

II) Dete^ancuc ^gypcii omnes Pailoies ovium; 'GEqef, 4(5. n. }4.

n

GIACOBBE . RVBEN .

LEVI .

SIMEONE .

BENIAMINO OIVSEPPE .

Che <I*abbondante vitto a lof noti mal

Manchi il foccorfo ; anzi di più farai ,

Che in Gc0en miglior terra dell' Egitto

Abbian albergo , e campi atti a tal ritto j

E poiché lon Pa/ìori , a lor commetti

l-.a cura del mio Gregge ;

E così fa Iva il poi tuo ; così

Col dargli amica legge ,

Legge di partoral forre dolcezza »

Salva ancor del tuo Re l'ampia grandezza : (i)

Oh benefico ! Oh grande ! (2)

Oh d'alto amore

Strana vicenda ! (^)

il noltro Nume accrefca

Secoli agli anni tuoi , (4)

In noi s'accenda

Di Clemenza così benigna ali* cfca

Di grata fiamma il lucido fervore . (^ . Ognun grato farà , d'oggi in poi

Si motìri air opre fue fede! Pallore . (6)

Appunto ; ed in R meffc il campo avrete

D'ufar di voftra fcdclr^te , e zelo

L'impi'.go paltoral : ivi terrete

Cani , che latrar fappiano ,

Cani di ferree fpinc al collo armati ,

Onde i Lupi atterrir , onde fugarli

Da l'ovile affiliro , a* loro aguati :

A voi non mancheran cibarie , e grano ,

Che a la voitra falvezza , al vitto voltro

Io

(1) FAR/ìONF àifcey.de dal Tronàin-atto pnrtire , preceduto dalle fue guardie: (») GIACOBBE va tu feguito a FAR/iONF.con GiUòEPfE /ho al /ito dell egrejjo

di F^R^r^N^.. (j) HUnEN nel pajjar;rlt davanti F.4R fòWE , irli bacia il lembo del manto reale: (4) LEi^l bacia il lem' 0 del manto feale a FfR^O\F , Cìtne joi'ra . (y) slVlFONEfa lo liefo, ione RUBEN, e LEf^ì baciando il manto del Re. l6) BFNl 4Vll\o baca fi manto , come /opra; in quejh mentre farte ti Re , e li

qua.tro gemifle/fi /i aitano.

Io penferò : Voi penfcrete folo

A pafccrc , a nutrire il regal Gregge j

E gli agnelli teneri , ftaccati

Da le morbide poppe , appena appena

Podòn mangiar con pena

L'erbe mcn dure ; ah la picrà non manchi

Di sbarbicar , di fminu^.zar l\rbetre ,

E d'ammollirle ancor dentro del latte »

Onde i coniìgij miei , le cure mie

Concorr.ino ad onor di chi ci regge

Coir opre vo(tic a confcrvargli il Gregge . (i)

FINE DELL' ATTO PRIMO ,

n

(i) Partono GIACOBBE , e GIUSEPPE ecgl' altri quattro Paftori Figi] di Giae»hhg ,

c «

IN-

35

INTERMEDIO PRIMO

Àllufivo a quelle (acre parole : Quis autcm ex vobis Patrcm petit pa-

ncm , numquid lapidcm dabìt illi ? Lue, li.

Parvuli petieranc pancm , &C non crac qui frangeret eis .

Cognoverunc cura in fradlionc panis .

Veduta uva Cucina , dalle pareti , e fojfìtta di cui pendono grofji pezzi Prefciutti , Selvatici , e Polli , ma ancora crudi : Compajono fe- duti fopra una panchetta quattro fanciulli , ctafcuno colla fua ce(klla con entro ìa co'ezìone : uno con un pezzetto di pan biscotto ; altro con ^iverfè avellane grojfj ; un altro con tre , o quattro ricci di Caflagne ancor chv.ifì ; e r altro con due , o tre di que* dolci duri , che fi cbia' mano OTi di morti . Sopra la jlejfa panchetta nel fu o medio fra il Fan- ciullo 2. , -ed il 1, fede la FAME , che tiene fulle ginocchia un ce(io con tre Pagnotte cafalmghe di fmilurata grandezza -- Dopo brieve difcorfo fra fopradctti'Fa.ncì\2Uì , e la Fame , fopravviene l^ IGNOUANZ A Aja , e già Nutrice de" Fanciulli me de f mi , e ver fi la metà de IT Intermedie arriva la PIETÀ* Madre de* fe^ Fanciulli ,

FAME . ^^T^" piangete Compagni .

J^^ Che ben prelto vena

La Signora Pietà . FANCIVLL0\» La noilra cara Mamma ? FAME . Sì, mia gicja .

FANCiVLLO^.y^-^ in tanto in grazia voftra morircm©

Prima , che arrivi . FAME . Come in grazia mia ? (i)

FANCIULLO "i^. Perche tu non .jvai via .

Ahimè, eh' io vengo manco !

E tu lèi quella , che ci nel fianco. FAME , A torto tu m'incolpi , ancor io

Son condannata , come ficte vui »

(i) La F 4 VI E con una mano un (olpo , (ome di pugno , nel fianco del Fanciulh fecondo ,

17

La pena a fopporrar del fallo altrui . fAyCIVLLO ^.DLmc\uc chi n'ha la colpa ? FJ ]JE . Madama l'Ignoranza ; la fuperba

Goffa voftra Nutrice . IGNORANZA, Ah temeraria* che f'jpf avviene. Qosi di me fi parla ? FAME , Ohimè ! calava

Ancor quella d'accrefcere afflizione

Agli affli tri affamati . IGNORANZA . Ingordi , fciagurati , e che penfare

DMngojar tutro il Mondo per sfamarvi ?

La voltra colexion mirare ; or parvi ,

Parvi , che , fc non odo

Le vottre ingiuife brame ,

Poffiarc dir ; io muojo della £àmc ?

Cola fon quefle ? (i) FANCJVLLO z.Suno agguccic gialle.

Che le mangio , mangerò la morte , IGNORANZA . Bi lordo , in len di quefti vi fi trovano

Saporite Caftagnc . FANCIULLO '^ Mi non fenza

Rompcrfi i denti , aflàffinar la bocca y

Come farci con quefte pallotiine »

Si poflono mangiar . (2) FANCJVLLO i. Così non pDi.o

Io roder qu. Ud pan da marinari . (^) FANCJVLLO ^.Ne mcn io quatto , (4) che dagl* Oifcllari

{Ahi che puua ! ) è d,tto Cjfo morti . FAME . Alla fin fine poi quefti Fanciulli

Non bramano dolci , caiiagne ^

C 5

(1) L'IGNOR/INZA additando il contenuto nella Ctfiella dove fono i ricci deilc^

Caffa^ne (i> ;/ FANCIULLO V cddtta le avellerle, cb* Ffo tiene nella fua cef^ella, (j) // F AhClULLO I cdhtartf'o ti fau /rj cotto , che tiene per jua iul zwne , (4) // F/^ISj iVLLO 4. ^randt-ndo in mano con tremore un dolce, ibc fi cbiam ojjo,

di morti .

Ne frutti ; vogiion pane . FANCiVLLI^. Pane , pane .

IGNORANZA. Ah! mi viene la bile ; e queftc grandi (i) Pagnotte non fon pane ? Olà fi mangi , E fi taccia , altrimenti Io ftaffile Metteremo a lavoro . FAME . Ahi poveretti !

FANCIVLLO I.

piangendo . Ohimè ! D* inedia io moro ! FANCIVLLO i.^znio a iftecchirmi il vifo . FANCJVLLO "^.Ta-ccxt , che andcremo in Pa rad i fo >

A mangiare il pan d*oro . FANCJVL10^,E la. Mamma non viene? FANC/VLLI

quattro . Pane , Mamma , Pietà ! IGNORANZA . Silenzio : Olà ! (z)

Del refto vi (malcello . PIETÀ*, che fo'A]9. pian , pian, bel bello ; pravviene . Q,ucfti fon Figi; miei , figlj diletti y Te gli dici d'inflruire. FANCIVLLO 2. Ma Lei di fame ci vuol far morire . IGNORANZA . Si può udire maggiore impertinenza ? Signora , con licenza ; (3) Vede quefte caftagne ? quefti frutti ? Quefio pan ? quelti dolci , e queite grandi Pagnotte , e le pendenti qui d'intorno Selvatichinc , e polli , ed arefattc Carni preziofc ? PIETÀ* . , le vedo ; ebbene

Che vorrai dir , malnata ignorantaccia ì

FAME

(i) VIGNORANZA addita le pagnotte, che tiene la Fame.

(t) L'IGNOR/INZA alza la mano in atto di volere fcbiaffeg^ìare i Fanciulli.

(j) L'IGNORANZA prende ad una ad una le Cedelle de* Fanciulh , mofirando alla PIETÀ* il di lor contenuto; indi le addita le pagnotte , che tiene la FAME filile Ginocchia f e li (refctutti p jelvatici ^ e follt crudi pendenti nella Cucina*

PIETÀ

FAME ver/o li Qucfto aniipafto , che buon prò le faccia .

4. Fanciulli >■

C«)nie potran da fc teneri infanti Co' denti ancor di latte inghiottir frutti In corteccia fpinofa involti , o duro Pan manicare , t frangere avellane , O digerir carni ancor crude , o pafccrfì Di pagnotte indurite , e di gran mole , A cui partir non furo unquanco avvezzi. Se man pietofa non le faccia in pez.6i ? Donna profontuofa , ed indifcrcta l Ingannata mia prole ! Bai bara fame I Or meco , o cari Figi] Venite , eh' io frangendovi quel duro: Pane , farò conofcermi per Madre » Che la vita vi dona : (i) Tu ben tofto abbandona (2) Qucfte mie foglie ; e tu va feco > o Fame , Che fìcura {arai ,

Stando con Lei , di non morir giammai . (3) E* ver : Chi Ita con l'Ignoranza , ha feniprc Della fame il diporto ; Vengo dunque da Lei . (4) JGNOK/ÌNZA , Oh fieri cafi mici !

La Pietà mi difcaccia come un cane :

Lo merito però , ne mi fa tono ;

Per elfere ignorante ho pcrfo il pane . (5)

3P

FAME

(1) S'alzano li quattro Fanciulli , gettano fev terra ìa colezime , e prendendo ciaf- Cimo (otto l'a(celìa una delle quattro pagnotte t (^^ ^tene la FAME ^ s'attacca." no alla vefìe della PlElA* .

(x) La PIETA\ rivolgendo ti difcorfo all' IGNOR/INZ/J, e poi alla FAME,

(3) i^arte la PIETÀ' co* quattro Fanciulli.

(4) La FAME rivolto ti dtjcorfo ali* IGNORANZA s*atTa<:ea nlla di Lei gonnella;

(5) farte l'LGNORANZd eolla FAME attaccata éila Jua gonna .

C4

AT-

40

ATTO SECONDO.

SCENA PRIMA.

Bofchercccta d.l Parco reale con veduta del Nilo , e d* una »»ve «

che Jt avvicina al lido ; dalla quale sbarcano

LEFl , E SIMEONE .

Nello Jkjfo tempo KVBEN dal mezzo detta Bofcherecc>a , offcrvat»

lo sbarco de* (uddetti lui I rateili , alza , e [le rìde

le braccia in fegno di giubilo .

LEFl nel veni' l^EIIcemer.re , o Ruben, iìamo giunti re alla volta i Alla (piaggia di Gc^c.n , e in R amclle : Ruben . Co' cnrri , e co* giumenii della Corte

Colà mandati , abbiamo

Fatte tradurre col copiofo grano «

E cibarie dal grande , ed amoroio

Giufeppe provvedute , le abbondanti

Suppelktnli , e verti , e i vafi , e ì tanti

Tcfori a noi donati ,

Di vero Salvator pfgni adorati SIMEONE, Se vedcfìo , o Fratello ,

Quanto comedo , alKgro , e quanto bello

11 Clima , il lurgo , e ciafchedun albergo

A Giacobbe.' , e luoi Figif deitinato 1

Alterna il Cimpo , il Fraro ,

L'Orto , il Vigneto ; qui vago Giardino ,

Selva cmbrofa , dove un chiaro fonte ,

Dove fa prospettiva erbofo monte . RVBEN , E le Capanne ?

ZEFl . Ah ! qucrtc* fon formare

Con regale ftruttura ; e il più preziofo

Egli e il lanuto innumorcvoi gregge ,

Che le b' l^nii rauche melodìe

Fa rifonar fra colli , e praterìe .

HVBEN .

S13IE0NE

LE FI .

SJ.UEONE

Ma voi tviì trattenete ; e^ io vi aTcoIto

Con piacere ; e frattanto

Non volo a ragguagliare al Padre amato ,

Che il regio Bucentòro è ritornato ;

Che a tal fin qui mandommi ; onde torto

Di viaggiare fa conto ,

Senza più dimorar , il rutto è pronto . (i)

O Levi , lo Itupor , con cui narrammo

A Ruben le delizie ritrovate ,

Feo , che dimenticate

Abbiamo le notizie principali .

tu da vero ? E quali ?

Dovevam per la prima allìcurare

li tralporto fedele , e illefb arrivo

A quel felice Albergo d'Enoch, Efron ,

A Fàllu , e Carmi di Ruben Figlioli ,

De' Fratei nortri , Giuda , Zabulone ,

IfTacar , Afer , Gad , e Dan , e Ncftali ,

E della prole , e delle Spofe loro

Col numerofo coro .... (2)

4^

SCENA SECONDA.

GiVSEPPE con Guardie , e ftiddettì .

'^IVSEPPE . "T^Avido il Genitor , pavido anch' io ,

X ^he li Tcfori ad elio , a me più cari ,

O (ul Nilo , o per terra

Qualche iiifiuita vicenda abbian patito ,

Perchè Ruben , or or , nulla ci dice

De* Gciinani , e Idt Moglj , e cari pegni,

Prevergo di Giacòb li palli , e de^ni

Se d'augurio felice

Non

(1) RUBEN parte frettoijfamente .

il) f^edcKjo òlMLuNlL H comparire GIUSEPPE fofptnde il dtfcorfo.

4?

LEVI

Non fono i cafi , a me li confidate ,

Per difporrc del Padre il core \

Oh vero

Amante Salvatore !

Oh provido penfar ! Ma non temere ;

Tutti fon giunti in falvo ; e folo effetto

Fu de' noftri ftupori il ritenere

Le notizie miglior fepolte in petto .

GIVSEPPE ,^ , ^. ,,

in aito voler Y". P?^/^"^^ a rallegrar Giacobbe

pai tire .

Colla dolce novella , che fofpira . (i}

GIACOBBE GIUSEPPE , GIACOBBE

CrUSEPPE , GIACOBBE

SCENA TERZA-

GIACOBBE^ RVBEN , BENIAMINO , EFRAJM ^ ìMANASSE , e {addetti ..

SEmpre più l'amor tuo Giacobbe ammira . Gcnitor , tutto è in falvo . Ho intcfo ; e reo

Devo dire il mio cor , perchè ha temuto Qualche fìnirtro evento ; badai , Che , dove un Salvator tutto difponc , Non han luogo periglj , incontri , e guai : Pure d*un Padre al fangue fi fian buone Le mie perplefiità , che nulla torto Fero air amor del tuo penfare accorto . Ma tempo è ormai , Giufcppe , Ch' io parta col mio ftuolo ; al Re già dilli. Tefiè nel congedarmi , che vicini Eravamo al partire . E Lui che fcfii a dire ? 11 Re per noflro onor , in voflra lode

Molto

(i) GIUS'B.^PE rivolto per partire incontra GIACOBBE accompa lunato da RUBEN* e BENIAMINO ^ ctafcun de' quali tiene per mano EFRAMA , 9 M/lNASiE'

GIVSEPPE . GIACOBBE .

GIVSEPPE ba- ciando il Padre , GIACOBBE ab- bracciando Gtujeppe . RVBEN . LETI , SI. UE ONE . BENIAMINO . GIVSEPPE .

GIACOBBE .

GIVSEPPE ,

ìAoìto mi dl/Te ; Ei Salvator vi appella ,

Quindi parlando del rcgal (uo gregge

A noi Paltor commclTo ;

Ire a Giuieppe ( in guifa tal s' è cfpreflb )

Che per falvarlo vi darà la legge .

Dunque il momento è quclto

Del partir voftro ?

Ah mio diletto , prefto

Paflan fu quefta terra , e fol di volo

Le contentezze ; e in tanto mi confolo ,

Nel Itaccarmi da voi , perchò vi lafcio

In braccio della gloria , e col diritto

D'elTer di tutti il Salvatore invitto.

Con rifpettoio amore un bacio imprcflò

Sul volto venerando

Un dolce ample0o Fa le veci del cuore.

Oh di (incero affetto eccelfì pegni t

Oh Padre , oh Figlio degni !

D*ctetna etate !

D'immortale amore !

Manalfe al tuo gran Padre , e tu Efraìmo

Bacia a Io Aeflò quella delira augufta f

Che di benedizioni un faravvi

Diipenfatrice . (i)

11 Dio d'Abram , d'Ifacco , (2)

Ch* ogni lelor dilTerra ;

In mohiplici Figlj

Vi faccia germogliar fopra la terra .

Voi poi Simeone , e Levi ,

Ruben , e Beniamin , con tutto il germe

Di Giacobbe , a Giacobbe , dopo Dio

4-?

Ogni

(.) EFR^JM, e M^N4SSE baciano la mano a GIACOBBE.

{jt) GIAlOBBE ad EFRAliVt t e MANASSE neW atto, ibi gli bacian la mano»

44

Ogni pender volgete , onJe contenti

Sieno de' giorni Tuoi tutti i momenti .

GIACOBBE . E contenti faranno , di zelo ,

Di fedelià , d'amor ebbrj , e ferventi y Con quel foave ftile , Che vi prefcriverà Giufeppe , umori Di falute darete al regio ovile »

RVBEÌI , Eccomi a tutto ^

LEFI * Pretura ecco mia vita .

Pei cari agnelli a confacrar ftefià ..

BENIAMINO , Sarà fempre coftume

Del mio vcgghiar , quindo del Sole il lume Giace fepolro ancor , che Lupi infslli A' cuftoditi mici non fian molefli .

SIMEONE . Mia farà vigil cura,

Che f'te anfanre , e dtira

Non fìeda mai del gregg* e lingua , e core

GIUSEPPE, Qjuefto bafta al dover , non all' amore . Ogn* acqui può de* fìribondi agnelli Smorzar l'ariura , ma talvolta o cralla , O torbida , o pefante , o fprofor.dita Nelle cifterne può di nocumento EflTer foriera : a' puri fonti adunque , Che falgon vcrfo al Cielo , Gli abbeveri , o Paftori , il voftro zelo . (i)

SCENA QUARTA.

Giardinetto ombro fo nel Parco Reale . ERBATE , ed ISMENO .

V* E* chi ci veda , o afcoltar polla ? No . Putifarre mi manda Que-

MBATE . ISMENO . ERBATE .

(i) PartoììQ tutti vgrff il Ni/o; e quafìdo fono ti [citi dalla Bofcbereccia e fr'ffimi alla riva del fiume , fi tolgono dalla vijia ds* Jpettatori , col calarfi la tenda , ebs cangia la [cena in giardinetto »

duefto fòglio (i) in cui fcrive ,

Che il Re tutte ha ripoftc ncH' Ebreo

Le Tue fiducie , e vcrfa i Tuoi favori ;

Che eletti Tuoi Paftori

Ha li di lui Fratelli , ed onorati

Di doni infìgni , e che

Altro (campo non v* è ,

Se non di far comprendere al Sovrano

Mal* accorti , e ali* ofi/iio inetti , e pigri

Per cuftodirc , e pafcere gli agnelli ,

Di Giufeppe i Fratelli , e li di Lui

Sciccchi Nipoti, onde rotta la ftrada

Air auge di coftui ,

Dal reale favore al fin decada .

iSMENO . Buono è il penfier , ma refeguirlo ?

ERBATE . Ei ftefTo

Puiifar ci configlia ,

Che noi , Lupi nel cor, veftiam di Pecore j

Q.ual fogliono i Paftor , le bianche lane ,

E col mentito afpetto , noftra cura

Sia gli agnelli , i Cuftodi , il verde pafco

Soffocar , fcompigliare , inaridire ,

E fi può, mercè d'inganni pronti ,

O difièccare , o avvelenare i fonti .

iSMENO , E finiftro evento unqna fconvolge

Il noitro oprar , chi ci afficura poi Dal regio f degno ?

ERBATE . Putifarrc : Ei di<:c ,

Che mai non partirà del Re dal fianco , Per tender lacci a mal veduti Ebrei , E per amparo a* veltri lludj , e miei .

ISMENO . Ohimè ! (2) Che vidi mai ! Palsò di

45

Un

(1) ERB/iTE cava una lettera già dijjìgtllata ^ e la mofira aperta ad ISMENO;

tenendola però usile [uè inant . (i^ ISMENO dopo avete cafualmente fijjato lo ('guardo verfo ad un lata del Giar-. -. 4mo^ proftegue ti dijcorjo con affanno , foi [degno .

-K^

ERBATE . iSMENO .

Un Paflor » che fomiglia al Schiavo 5^brco : Perfido c{pIorator , infame , e reo ! Fuggiam pria , che ci fcopra . E non tardiamo a metter mano ali* opra . (i)

SCENA QUINTA.

Delizio fa reale ,

FARAONE prej^ ad un verdt Canapi , colle fue Guardie dì(lr'ibmte alle aperture laterali della Pelìzwfa . PVTIFARRE , e poco dopo GiVSEPPE in abito viatorio da Pafiore

FARAONE

PVTJFARRE .

FARAONE

GIVSEPPE . FARAONE .

QUanto cfagcri più contro Gìufeppe , O Putifarre , io tanto raen ti afcolio . ò'ei pur fcdotto , o ftolro , Da queir invido affetto » Che il cor ti paflà , ed avvelena il petto . Sire , invidia non è, ma di rigore Giufto fegnal verio d*un empio , un trifto » Un ingrato : Egli Donno Di mie foftanze , a' miei fegreti admellb , Tentar , fcdurre ardì queil* Agnelietia y Che nel talamo mio fedel ferbava Li cafti affetti fuoi ; E Salvator tu vuoi , eh* io colui fenta , Cui df perdere altrui macchina, e tenta? Olà ! Tu di calunnia indegna , e nera La tela ordìfci : A noi Giufeppe : (i) ei vegna E come tutto l'oprar luo , l'amico Favor de* Numi , eh* egli gode , eitaile Dell' innocenza fua li pregi rari , Così coltui a rifpettarla impari . (3) Perdonate Signor , colle fpoglie Di Paflor mi vedete : Un Salvatore ,

Con

(.) Panofto ISMENO, ed ERBATE, con follecitudine . U) F4R 40 NE parlando ad una delle fue guardie , la quale fuhit» parte . Ò) Sopravviene GIUSEPPE preceduto dalU Guarita paru;n a (biamarlo ptr omttt del Rff .

Con tale ammanto , crprefTò Al vivo più a diveder le (ìcfCo . Ma d'affare alTai ferio ora fi tratta . Putifarrc v'incolpa d'un delitto Di fu^ Cafa ne' facti penetrali Da voi tentato : Io non lo credo : Ei fermo QjLial (cdutror colpevole v'accufa : Avrefte mai , onde (ventar l'accufa ? CrVSEPPE , Prendete Putifar . (i) PVHFARRE . Qucito è carattere (i)

Di mia Conforte eftinia , che

FARAONE . Si legga

Quel foglio ad alta voce . PVTIFARRE . Oh fatale fcoperta ! Oh colpo attroce !

La Rea fcrive a Giufeppc , da fuoi Ceppi A le Glorie elevato : FARAONE , Ebben ; fi legga :

PVTIFARRE . (3) Or , che li Numi a l'Innocenza voftra Danno premio condegno » Supplice a voi tutta rollbre io vegno : So , che punire in me , fo , che potete ,, Li tentativi indegni , e le calunnie , Che delufa vi ordii : Deh ! Non fpicgare ), GÌ' indecenti trafporti ^ e poiché fiere D'ognuno Salvatore , Salvate il mio da me perduto onore Donna infedele ! FARAONE . E rea

Di pubblico difdoro . GIUSEPPE . Ah no , mio Sire ;

Nel perdonar , l'alta grandezza loro Manifeltano i Re , non nel punire : La colpa abbia l'obbJìo , perdon \èi pena.

4T

PV'

(1; GlUòEPi^E fia alquanto jofra fert/tero , f^oi cova «•• ftjgl,* Jcritto . e difTtS'ilUt'

te, e con feria placidezza lo porge a iUT iF/ìRRE , •<») PUHF/fRRF ojjtYvando lo Jcritto fop a ti detto flglJ0, <$) tUTtFARRE ItQge il f'ogliQ « vote nUa^ e tremswe.

pvtifArre

atto dt fom- m'/fjione .

GIVSEPPE »

FAR JONE « GIVSEPPE .

in Oh di falurc indefctribll vena ?

Salute anch' io li chieggo ; i falli miei 'AlTòlvi gctierofo , e de' colpevoli Moftra , che ancora il Salvator tu Tei . Q,ucfto renerò (i) amplciro ri pakfa Scancellata l't-ffefa ; ed oh così Sorte amica m'arrida , onde potere D' Erbate , e Ifmeno l'induraro core Ammollire ! EfTì (a) del tuo reggio Gregge ( Tertè gli udii ammutinati inficme ) A queft' ora *n vanno all' odio pronti Per turbare i Paftor , guaftare il Teme De le falubri erbette , e i puri fonti Infettar di velcn ; quindi coperto Di paftorale ammanto , a vifitare , E redimer da infesti infidiatori L'Ovile , i Rivi , i Prati , e li Pafiori , Col ferbar l'onde intatte , ove forbire PofTan gli Agnelli, e refrigerio , e lena , Io vuò partir , me'l -permetti , o Sire : Vuò partir per Ramefle , anche ad oggetto D'offrir per te , per noi , per la falute Del Popoi tutto , ed innocenti , e rei Un candido Agnelletto al Dio de* Dei » Va pur ; in tutti i tuoi alti dilegni Dacci a veder di Salvatore i fegni . (3) Ah mio RamelTc ! A vifitarti i vegno ; Ramefle fortunato ! in cui reietto Popol farà quel miftico convito Dell' agnello , in quel , che renderà Salva da khiavitù fua libertà . (4). FINE DELL' ATTO SECONDO .

IN-

(1) GIUSEPPE s'avvicina a PUTJF^RRF, e rabbraccia.

(2) GIUSEPPE rivolge a FARAONE il difcorfo .

(j) F/?R "IONE parte preceduto dalle (ne Guardie , e feguitato d* PUllFARRE. (4) GIUSEPPE parte dalla bandai oppojìa a quella , per cui è partito FARAONE ."

INTERMEDIO SECONDO ^^

A'.':

AUufvo a quelle dtv'me parole : Si quis aperuerit Cifternam , & non operuerit eam , ceciderirque Bos , aut Afinus io eain , rcddct prctiurn Jumenrorum . Exod. cap. 21., che i Santi Padri interpretano anche a terrore di q,uelli , che con fottigliezze , 0 profondità dottrine aprono gli occhi de femplicì , occafionandjns la rovina \ come pure d quelle eCpre^fionì evangeliche : Q.ui biberit ex hac aqua non ficiet ra- atcrnum : |oan. cap. 4. Fiet in eo fons aqus falicntis in vitani ajter- nam: ed ali* invito cele/le fitto per bocca d' ifaia CAp. ^j. Omnes filiera^ tes venite ad aquas .

Capanne da Pafìori omheggi^te da Piante , che le circondano , con una.

gran vafca di f affo per abbeverare gli agnetlì con acqua di una fon-^

tana , // di cui tubo fi vede elevato in mezzo a delta vafi:a ,

la quale è a/ciutta , perchè dal detto tuba non efce l'arqua .

Il ZELO.

la NEGLIGENZA Cafiode deli* acque ,

La SETE di Lei figlia .

T IT IRÒ , TIRSI , E L PI NO , CORAME 0 Pafiorelli .

Efce la SETE portando una franna col fidile teffuto di pagHa : dìeirff^ (della SETE viene la NEGLIGENZA ^ che tiene una mano appoggiata /opra una fpalla di detta fua figlia^ e t^altra fofienufa da una mt*^ letta ; movendo^ lentamente , come fi fojje pod-agrofa .

SETE . T^Unqne fon io la Sete ?

NEGLIGENZA. \^J E fei mia Figlia . SETE . E voi Mamma chi fìete ?

NEGLIGENZA.Ogimn mi dice ,

Per ingiuria Madonna Negligenza ,

Ma , con loro perdono ,

In quanto ft me k Diligenza io fona ,

Perchè con arri d'ogni dilezione

Cu£u i comodi miei y

D L*

La mia confervazione >. ' "^

SETE . Buon prò vi faccia ; intanto voi cuftodc

y Salariata dell* acque , non curate ,

Se fervan quelle a' tempi dcftinati A bcverar gli agnei , bagnare i prati : Or capiTco il perchè mia Madre fiate , Perchè di fete ttittì tormentate ,

NEGUGEìJZA.\vi{o\<^mz ! A tua Madre ? Otsil deponi*

PrclTb quel Faggio la mia fcranna ; io voglio Dormir ancor (i) , e tu vuoi partire , Parti in buon ora , e lafciami dormire .

SETE . Pur troppo ho da partir : la Cuftodc

Pigra dell* acque , Tacque non fa dare Ai prati , agli Agnelletti , ed ai Partorì , Convien , che (etc i prati, e gli Agnelletti , E i Paftor danni a* fuoi pcnofi efFeul . (2)

TITIRO . Ove fiete , o Cultode ? ... Olà ! fi dorme ?

E in tanto feccan Terbc , e il bianco armento

Paiifcc della fete il rio tormento ?

Svegliatevi (3) Cuftode ....

Ed ancora non ode ? Orsù proviamo

Con una paglia a buzzicarla un poco . (4)

ÌJEGLlG.percO' f^, ex, n- -t \\L%.^ v.\\

. j r t ^he molche cavalline impertmenti ! ,_ , ,. '

tendofì ti volto , ^ '^\ci\V^\k

TITIRO . Ah ancora non fenti » e non ti fveglj , ts-«.«^oA

Se non accorri a riparare il male ,

Adoprcrò la Canna pallorale . (5) NEGHGENZA,0 temerario ! A me ? Giufto per que(U

Auda-

<i) La SETE pone la fedia di faglia in vicinanza-Mi tronco d'un albero , e la NE*>

GLIGFNZA vi fi pone tofio a federe , e fitbito s'addormenta . (t) La ÒETE parte d.i un lato . e TITIRO PaHorello fopravviene frettolofamettte^

dalla parte oppofia . (l) TITIRO fcttote la NEGLIGENZA, e nel chiamarla alza la voce. f4) TiTIRO leva una paglia dal Cedile ^ [opra di cui fia la NEGLIGENZA, eia

flrifcia fui volto della medefima . (j) Impuf^na TITIRO con ambi-due le mani la fu* canna , e fi mette in atto di volete

percuvtsrg la NEGLIGENZA, la quale fi [veglia , ed alzufi in pifdi.

TITIKO

Audacia tua maligna , Io vuò lafciarc Che fccchin Tcrbc , e che mucjdn d*arfura Turti gli Agnelli . Oh Strega ! oh infame ! Ahi dura NeccfTità ! Tirfì , Corambo , Elpino (i) Soccorfo per pictade : Ah ! nel mcfchino Cafo , rajuto almen ci mandi il Ciclo . ZELO foprav Eccoti pronto , o Figlio , eccoti il Zelo : viene fi titolalo Acatc io d'un Paftor , che fi ritrova A vifitar Curtodi , ed acque , e prati Di parte d«.4 fuo gregge, e il gregge ancora, , dove un giorno quel gran Padre eccelfo Di Lui prcdecedor in aria apparfo Scacciò. da* prati ^ e dall* ovile ifleflb . ■>Una niandra di Lupi infeltatori , Udii li tuoi clamori ; e nel venire Da te , veduto che Ja Sete avea > Mercè di Negligenza , Ridotte ad ilvenirc L*Erbe , le Agnclle , e i Paftorelli Tuoi La difcacciai : Or la , di lei più rea , Cultodc qui ritrovo , ed eflà appunto Giudicar debbo ; onde mie voci attenda , O per la punigione , o per l'emenda . Q.iial emenda da Lei Ipcrare io dcggio , Se andiam di male in peggio < Pietà, Signor , colpa io non ho : Si fciolga , (3)

Stando in arrcfto fopra di quel ftallo j E tu Tjrfì mi narra il nuovo fallo . La culiode dell' acque a turar quelle , Ch' cfcon dalle fefTure degl' iocallri D %

5^

TIRSI

SETE ZELO

TIRSI

V'ap-

(1) TITIRO pajfeg^ii come fanatico , parlando con voce alta ^ e dolènte , (x) Sopravviene TIRSI ^ il quale ceniuce ligata Iz SETE,

(j) TlR'ìl [doglie li nadi della fune ^ con cui è listata la SETE, e quefìa fi ponevi a federe fopra la fcrantiM, dove prima era iuta la NEGLlGENZà ,

V'applicò fafcl di pungenti fpmc Impalare col fango : le afletatc Pecorelle , mancando altro riftoTO A* loro arfure ^ vanno affollate , Per fucchiar quelle goccic , che decorrono Sopra que* Verdi acuri , afpri , e fangofi ; E fcbbcne ritrofì gii agnellini : Stacchin toiìo le labbra , e le mufelle , Le ftaccano però ferite , e lorde "Ùì quel loto , fin fopra le mafcellc . ^ELO . Indegna ! E quello è il beveraggio infido ,

Che tu miniilri a* ièmpUci Agnelletti ? Utnor , che li ferifcc , e che gì* imbratta ? t^EGLJGENZA. Ahi ! fon confufa : ohimè 1 La colpa è fatta j V* ha rimedio ? Perdon ? L* emenda giuro

ZELO . Se ne -folTi ficuro (ij

ELP/NO . Titiro , Tirfi

CORAMBO^ Oh poveri agnellini !

Eccoli belli , e morti

ELPINO o O da cuftode ,

Ecco di tua pigrizia, e negligenza , Ecco i barbari frutti . SETE . Manco male ; or ne vo* fuori per bella :....•

COR AMBO . Efièndo i rivi , e ancor gli avelli afciutti , E folo ia Cifterna aperta, i miferi Semplici agnei , di quella fopra il margine Andare a ber ; ma come affai profonde Stavano Tacque; eflì allongando il collo , Per poterle arrivar , piombar nell* onde . ^ELO * Guai a te , fon morti , o Negligenza t

Guai a te , che lafcta(ii ti foro aperto Della. Cijlerna , e detti umor profondi A lemplici affèta-ti : tu ^ mai Son morti , // dt lor prezzo renderai . NE-»

(t) Sopravvetìgono ELPINO, e COR AMBO portando una irarélla con [opra ahuai

Ag;n?lletH de' più piccoli ^ che ejp, credano morii .

NEGLIGET^ZA. Faccia il Ciel , clie fian vivi \ Oh me ingannata !

ZELO , A me quegl* agnelletti (i) ancor rcfpirano .

Tu , che facefti il mal , al mal ripara: Prendigli , e nella prodìma Capanna ' Rivolgi la lor bocca al pavimento , Onde l'acqua ingozzata al Tuoi ritorni; Poi vedrai , al calor di mite fuoco Lor tornerà lo fpirro a poco a poco . (i)

SETE , IVle ne vado ancor io ?

ZELO ^ Lungi da qua n'andrai.

Ma in luogo , ove i tuoi falli pagherai , E in chiufò albergo , dove poflì tu Ufar di tua crudezza con virtù . Tu dunque andrai per cauta ollfèrvatrice D'una prigion di Nobili Donzelle :

SETE . Si può fapere il nome di quel carcere,

Al quale per guardiana mi deflina ?

TITIRO . La Diamania ?

TIRSI . Il Zojello ?

SETE» L'Argentina?

ZELO ^ No i tre pur fon le mie ; ma fi chiamano

Gli Angeli , la Pr affé de , e t* altra Barbara .

SETE , Affé non facciam nulla .

ZELQ^ E perchè mai ?

SETE . Qjacl Signor, di cui fiete il fido Acatc

Conduce di fpeffo una fua figlia, La Nobile Signora Carità , Che a me di fotto , e doflò la ne fa .

ZELO» Come farebbe a dir ì

SETE . QjLiegU introduce

D i Spi-

(j) // ZELO fi fa dare ad uno ed uno da ELPINO, e CORAMBO i^V Agneìkttì.

creduti morti » t fonando loro la mano alla bocca , eonofciuto , che fono per atico>

vivi , rivolo;» alla NEGLIGENZA il difcorfo , e le confegna gì' Agnellini forìetti , (») Farte la NEGLIGENZA portando feco gì* Agnellini^ ed entra nella proffìma^

Capanna^ nella quale pure entrano ELPlNO •, 9 CORAMBOt portando la bar

fella , ebe flava ripofla in Urrà ,

^4

Spirici carcerati nella Cella ,

Che vioaria fi appella ;

Ed a tutta lor brama le ubbriaca . ZELO « Sia ver ; raa vero è ancor , che fitibondc

Allor del fonte vivo più le rende ,

Onde quel vin celcfte

Di nuova fetc , e affai maggior le accende . SETE . Bafìia , altro luogo avrefte ? perchè a dirvela ,

Anche , mi fi dice , entra il liquore

Mandato da Groppcllo ; e fc non altro

due! Barbettini pii , di tanto in tanto ,

Per me , che effendo , ne verrei meno ,

Portano fiafchi pieni di veleno . ZELO , E* vino d* Acqui .

SETE 0 O d* Acqui , o di Toccai ,

Non mi rileva , ficura fono ,

Che a far morir la fcte il tutto è buono .... (i)

Pur non oftantc .... andrò .... fono ficura

D*aver buona ventura , ed accoglienze

Amorofe , gentili , anche in eccello ,

Andrò . ZELO . Ma dove ?

SETE . In Barbara ,

E per non perder tempo androvvi addeffb . (z) ELPINO. Lode al Zelo Inftruttorc .

CORAMBO . E lode a quefta

Fedele efccutricc . UEGLIGEÌsIzA.QW agnelli tutti fono vivi , e grati

Vi ringraziano , o Zel , co* lor belati . ZELO . Dair oprar tuo comprendo , che natura

Hai già mutata , onde convien , che il nome

Si

(i) ha SETE fefpende per fochi momenti il àifcorfo^ ponendo/i In mano alla fronte

in atto di pettfare } poi fèguita con rifolutszza . (t) Parte la SETE portando via la [cranna , « la muletta fervita per la NEGLf'

GENZA, e contemporaneamente dalla Capanna t in cui grano entrati, efcono

J^EGLIGENZA con ELPINO, e CORAMBO,

Si muti ancor .

ELPJNO . Diciamla Filomela ?

ZtLO * Profanuà : Sia '1 nome tuo Cautela ;

Perchè cauta cfifèr devi nel diltinguere L*acqu<? V che a terre dure , a* molli prati , A' Gfardini , all' Ortaglie , ' ': Compartire dovrai ; cauta nel porgere A*^ già maruri Agnelli , o a le ftaccate Dal latte appena femplici Agnellette L*onda di vario umor ; cduras nel chiudere Le Cifterne , onde alcuna ivi fommerfa Non refti ; e cauta a prò de' Paftorcllì Didètandoglt al fonte , che da terra (i) Per tubi impenetrabili dal fango PaJ/a a (egnar del del l'afnkhe jlrade » £ per dar v'ita a qutllt ,. Ini puri 'i^a{t a lòr favor ricade . (2)

NEGLIGENZA *Ol che d'illuminarmi al Cielo piacque , Venite , o fiiibondi ,. De* fonti falutar , venite ali* acque , (3)

FINE DELL' mtÉRM^DlO^iSÉCONDO.

i^

D 4 ATTO

(1) // ZELO addita- la fontana piantata dentro la vafca di faffo,

(t) Parte il ZELO l a fa andò in f cena la NEGLIGENZA co* quattro PafioreUi ,,

agli quaìt eJJ'a volge ti dtCeorJo . fjV Parte la NEGLIGENZA accompagnata ^ e feguitata da. TlTiROy TIRSI, EL'-

PINO, e COR AMBO,

If

ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

Gal;mettt Reali dentro la Reggia .

FARAONE con Guardie , SIMEONE , RVBEN con ERBATE , ed ISMBNO incatenati .

FARAONE

RWEN,

SIMEONE

VEngan li due Paftor , vengano Erbate » E Kmeno . ^i) Clemcniifllmo ,

Potentiflìmo Re ; perdon vi chiede Giacob , al regio pie non fi prefcnta A profcflar di grato cor gli ufizj , Pe* tanti benefizi ,

Che in eilò , in noi a larga man verfade : Del Tuo , del noftro zel , pel voftro Gregge Qjnefii vi manda incatenati pegni ; Che di Paftor , mentiti efte^ni fegni , Con ardir frodolenco D'opprimere tentato il regio armento ■» Colli fiiro nell* atto Del perfido misfatto allor , che intefi Erano a 4iver-cir l'acque irriganti , A romper arginclli , e chiaic , e ponti , A intorbidare , ed infettare i fonti : Giunto a tempo Giufeppe deh ! qual diede Contro coftor prova dell* alto zelo , Onde autentica a voi omaggio , e fede . Così fai vati noi , falvo l'ovile , Salvo di voftre leggi il gran diritto ,

Del

{%)Vyìa delle Guardie fa cenno verfo la Torta de* Gabinetti ^ e fuhito entrano RU^ BEN, e SIMEONE con in feguito ERBATE, ed ISMENO incatenati, li quali tutti piegano UH ginocchio nanti al Re t continovando in tale fo/ttura fino al fine della fcena , -

Del commeifo delitto ,

Per cui Erbate , e Ifmen fono in catena ,

Sta a voi librar la colpa , e impor la pena «

ERBATE . Alto Signor pietà

Per quei , che vi fnodò notturni arcani Il noAro Domatore .

ISMEKO , Clemenza , o Sire ; e fc di Salvatore A Giufeppe donafti il dolce pregio , Per le virtù , per gli alti mcrti fuoi , Fa , che (ìa Salvatore ancor di noi .

FARAONE . Ite dunque a Giufeppe : a Lui commetto La caufa di coftor : gli adblva , o danni, Salvator feniptc fora , o falvi quelli , O falvi il Regno da* miniAri infetti . (i)

SCENA SECONDA.

CafiggUto campejire con Ortaglie confinante cogl* Orti fub urbani d* Egitto .

GIACOBBE , LEVI , BENIAMINO . e due Pafiorelli Nipoti- di GIACOBBE . PVTIFARRE , eh fopr avviene fui fine della Scena ,

57

'GIACOBBE

Poiché fin qui preflò a la regia Sede Ne* Sobborghi d'Egitto , ove 8*eftende Di RamefTe il vaftiflTimo Podere A longa al Nìl , fopra natante legno Giufeppe accompagnammo , or or che dato A la vifita fua , nel dolce afpctto D*amorofo Paftore il compimento , Al gloriofo fuo tetto è ritornato, Da divin eftro a fuggerir mi fento ^

Qual

(i^ Parts da una banda it Re preceduto dalle Guardie, ed in apprefjo partono daW altra banda SIMEONE, e LEVI con ERBATE, ed ISMENO .

5?

LEVI ..

BENlAjìflNO . LEf^I,

BENIAMINO .

LE FI .

BENIAMINO .-

GIACOBBE ^

Qual mai di grato affetto a lui fi poflà

Pegno mandar , che vifitando noi

Fece nel Po poi fua

Con paterna virtute

Sfoggio di redenzione , e di falute .

Perchè al mcrto dell* opra il don rifponda ,

Rammentati la fame , a cui provìde j

L'arfura degli Agnelli , e de* Paftorì ,

De* Prati , e Campi , ed Orti , e de* Giardini ;

A* quali tramandò li frefchi umori .

Riimmentati Tamor ,. con cui componfe

L'Irfilaror del cuftodito ovile .

Gli arredi , i facri lini onde fimìle

A quel di Cananèa fregiar 1* altare.

Villereccio di Geflen :.

Le ciambeflc

D'ogni dilerramento faporitc ,,

Con cui ci ridorò :

Tante femcnri

Per fecondare i campi :,

IL franto pane

A riftoro de teneri Nipoti ,

Il ballamico provido licore

D* olive , onde impartir Ijpirta , e fermezza

A la loE debolezza ..

A tutto io penfo ;;

Ma come troverò giudo compcnfo ?

Ite dunque , o Fanciulli , ite nel Campo;

Al mio albergo vicin preflb Ramelle ,

Ivi fparfi , e confufi colla meflc

Vedrete bianchi fiori di tre foglie ;

Quefti cogliete al tramontar del giorno »

Prima di cui farò colà ritorna (i)

'A

PV-

(i) Partono li due Paflorelli Nipotr di GIACOBBE da una bandai e contempora- neamente dalla banda oppolia fopr avviene PUJiFARRE > nel vgd^r il quale fi alza GUtOBBE dal fuo fedìle erbofo .

PVTIFAKRE . Volo , Giacobbe , a confidarvi , come A RamclTé fra breve , ed ivi a caccia Portandofi Faraone , una forprefa , Teftimonio d'amore , e di clemenza , Vi farà : Congelato , e dagli aromi Corretto il latte , fo , che gli offrirete Smonto dal gregge Tuo , colà pafciuio , Qjual di zel Paltoral congruo tributo .

GIACOBBE . Ah! Putifar , perchè non po0b il cuore

Stemprarmi a perennarlo ? Oh quanto deve Al Sommo Re , da cui tanto ricevo !

PVTIFARRE . Più forfè il Re fia debitore a voi , Qual Gcnitor di quello , Che fai va il Regno , ed i Vaflàlli fuoi . («)

GIACOBBE , Precedi Beniamino , e vola al Nilo ,

Fa , che troviamo pronto un picciol Legno , Per tofto far ritorno al noftro albergo . (z)

LETI . Padre mi par , che il folo Fior non bafti

Per tributo a Giufeppe .

CIACOBBE . Un Libro ancora

Gli manderemo , in cui fieno deferini Di Salvatore i falli . (})

SCENA TERZA,

19

Sala magnìfica , con mae^iofo SedUe laterale per GIVSEPPE , che va a /edere /opra lo jiejfo ,

GIVSEPPE con Guardie .

RUBEN , SHIEONE con ERBATE , ed ISMENO in catene .

.Ucfti , che di catene opprime il pondo , E più di colpe , a Te , Giufeppe , invia

L'Egi-

RVBEN ,

Q"

(i) PUTIFARRE ^arte. (t) BENl/iMlNO parte per altra (irada .

(j) Parte GIAC^JBBE, a cui LE^I ajtito eoi fuo hraetio , e vanno in/teme per quella (irada t per cui t tarato BENldMlNO .

L'Egiziano Monarca : Giudice lor ti face , e tutta fcarca Sovra di Te l'autorità regale . SIMEONE . Di fue colpe il gran male

Già tu fai . ERBATE . Deh \ facete , o Dio ! Partorì ,

Che per aver perdono , e teftimon; Noi {arem di noi ftclll , e accufatori , ISMENO . , di pietà più certi , che di pena ,

Perchè pentiti no\ , e tu benigno , Ecco Ifmeno a* tuoi piedi , ed ecco Erbate ERBATE D'ipocrisìa , di fellonìa mutare Le già mentite infegne , Noftre lagrime indegne Non faran di pietà » ISMENO . Ti giura Ifmcna ,

Che de* falli l'orror gli fiede il fèno . ERBATE Di tue voci divine a le parlate

Rigide , e dolci infieme , il pentimento Deve , e le fue fperanze il merto Erbate . GiVSEPPE . Ah J a falvare ancor quel , che è perito Deftinato io fono ,

Sciolgane ad amendue quelle catene , Ed alFe colpe lor fi dia perdono ; (i) Anzi , Partorì , entrambi al voftro albergo Conducete , e un Agnello faginato Si prefti lor con imbandita menfa . (a) RVBEN , Oh quante grazie a chi fallìo difpcnfa J

SIMEONE . Oh ! direi quafi , fc il dir tanto lice >

Oh peccato felice ! ISMENO . Ah ! con ragione L'Egiziana favella Del Mondo Salvator Giufeppe appella . (3)

SCE-

(i) RUBEN, e LEVI levano le catene ad ERBATE y sd ì SMENO .

(t) Parte GIUSEPPE preceduto delle fue Guardie.

(j) Partono in (ompagnia RUBEN, SIMEONE , ERBATE, td ISMENO^

on

SCENA QUARTA, Gabinetti Reali .

€i

FARAONE .

FARAONE con poche Gu<irdì€ , poi PVTIFÀRRE ,

VEnga il primo Miniflro , il Comandante (i) Dell* Efercito mio . La di Giufeppc

Somma benemerenza , che memorie Merita eterne , mi fa premuroio Di perennar Tue glorie

PVTIFARRE . (^) A' voftri cenni

Eccomi , o Sire , anfìo(b

FARAONE . Sai , Putifar , che i Scribi abbian marcato , Come ordinai , ne* Regj Annali , i fafti Di Giufep[>e ? I decreti , ond' io curai Di premiar il fuo merto ?

PVTJFARRE . Signor , fon regiftrati , ed io t'accerto ^ Che li leffi tede : Leffi i fogni fnodati ; L*ubertà confervata anche fra gli anni Più fterili del Regno ; le ricchezze , Sua mercè derivate al Regio erario , Le difaftrofc gite

Del follecito Eroe ( non perdonando A* (tenti , a veglie , a inedie , ed a* fudori ) Di tutte le regioni dell' Egitto , (3) Nelle Terre più alpcftri , e più rimote , Le provvidenze a le Nazion devote Di Faraone al Trono , e al Sacerdozio , (4)

Per

(O FARAONE fa cenno ad una Guardia d'introdurre PUTJFARRE .

(t) £/c0 PUTlFARRE preceduto dalla Guardia , come [opra ,

(j) Egrejftis ed itaque Jofepò ai terram Mgypti , & ctrcuivit «mnes Re^hnes Mgy*

pti Genej. 41. (4) Cun^os popuL, & po(Jefs. &c., fubjecit P bar Moni ^ pntter terram Sacerdot.qui-

bus Jiatat. cibaria , ex botreit gabUcis prebebantur . Genej. 47.

6%

Per cui la regia., mano , con gemmati Doni , e pubblici plau/ì , e glorie , e treno , E con quanto un gran Re penfar rifcppc , Tutta allargofiì ad ingrandir Giufeppe ; E lefll ancor , come colà ftà fcritta : L'Ebreo Giufeppe è il Salvator d'Editto ^ (i) Errrcritro pur fi legge un detto altrui: "

LàjCOtTJune faJute è in min di Lui v (x) FARAOì^E , Io r^c godo : La gloria de' Monirchi Le delizie, non fon , le grandezze ; Sempre bensì la fu L'efaltare , e dar premio alla virtù . (5)

SCENA dui NT A, ED ULTIMA.

Sa/a maejiofa ricevimento nella Reggia 4't Faraone t con trono per Giufeppe .

GFOSEPPE feduto fui trono colle [uè Guardi^ diflribuiùe a lati della

gran Sala . RVBEN, SIMEONE, LEFI y BENIAMINO, , Quattro Pa(lorelli loro rìfpettìvi fìglj , che noti parlano , fol che due

di laro tengono il Fiore , ed il Libro da GIACOBBE mandati in

dono a GIUSEPPE . MANASSE , ed EFRAlM fglj di GIUSEPPE , che non parlano. Coppiere di GIUSEPPE a lato del Soglio , colla tazza de vaticìnj .

GIUSEPPE , J^Unque Giacobbe prova

JL.^ Felice il clima ; e nelT età provetta Gode di (anità vita perfetta f

RUBEN . , per voftra mercè .

GIUSEPPE . Per divin dono .

SIMEONE . Anzi v'abbraccia j ed io chiedo perdono ,

Se

(1) yertitque tfom$n ejus , & vocavit eum S/iLy^70REM, Genef. 41.

(t) Salus nodra in mnnu tua efi . Genef- 47,

{D Parte bARAONE preceduto dalie Guardie ^ e feguitato da PUTIFARRE .

GIVSEPPE , BENIAMINO LEP'I .

CrjSEPPE . LEn .

RVBEN .

Se libertà mi prendo , di recarvi Lo eh' Ei vi manda , con paterno amore Quclto piccolo libro , e quello fiore . (i) Qiial fiore è quello mai ? . E* fior del Campo ; Addattaco a Giufeppc Salvatore , Ch* anco negli anni iterili , e infecondi Fiorir fé* noftri Campi , e feo fecondi * E quel libro ? Contiene di Giufeppe Li farti egregj , e Salvatore il prova * Ivi fcritco fi trova , e quando , come Di faiutc air Autore Le (plcndide lor chiome AbbafTar Sole , e Stelle a venerarlo ^ E quando da Faraone follevaio A feder fui fuo Trono , Air affamata Cananea , ali* Egitto , A' Popoli ftranieri , al Mondo tutto , Tolto a la fame il barbaro diritto , Fece fcntir di fua pictadc il frutto . BENIAMINO . Deferi ve quefto piccolo volume Di quel zelo le vampe , Onde , a' Paftori , e al Gregge vifiiato Fra le tenebre il lume , Fra gli aflàlti de Lupi la tutela Elfo donò : f

Delcrive i Rei profciolti , Li deboli a pugnare invigoriti GÌ* invigoriti a fopportar gli affronti ', Li pìfciufi col pane O lminu7-znto , o di celefle impafto j Sementi Iparfe , balfami profufi , . < Doni al culto divin , rivi , fontane

^5

RVBEN .

A per-

ei) SIMEONE fnnde dalle mani de' due Pa(iorelli il Libro t f'd il Ffvre .

d4

SIVSEPPE

àEri.

GIVSEPPE LEFÌ.

GIVSEPPE

Aperte a difTetar agnelli , e prati

Con onde più falubri , e chiare , e vive

( Pregi di Salvator ) rurro dcfbrive .

Bilia, Frarelli miei; S'io diilctai

Coir acque di falme , e le lontane,

E le vicine amate pecorelle,

Opra fu d'alta mano ,

Fu difegno , fu (Imbolo , fu arcano.

Quefto arcano chi sa , che il gran Giacobbe

Non abbia meditato nel lafcìarti

Un anriparte delle Tue foftanzc l

Levi , dove il tuo dir ora s'immerge ?

Per antiparte, Ei diffe, io lafciar voglio

A Giulcppc il Poder gia<:cnte in Sichaf,

Dove un pozzo s'aderge, e fcorre un fonte y

Vicino a cui ne' fecoii futuri

Un Salvatore dal viaggiare fianco ,

In cerca di fmarrita pecorella ,

Offrirà tutto zelo , e amore a quella ,

Che a dilTctar/ì invita

Onda influente ad eternar la vita . (i^

In ciò fentix difcende eftro divino

Nella raia mente. A me la profetale

Tazza facrata : (a) Vuò fcifrare il vero

Di queir alto miftero , che fenz' ombra

Colle fue fpoglic quel vago Fiore ,

E colle note lue quel Libro adombra . (3)

Figura ancora io fono

D'un altro Salvator , d'altro Giufeppe ,

Ar

(0 ye^ì't &c , in Sicbar juxta f radium qtiod dedit Jacob Jofepb Fiho [no : Erat autem ibi fons JacoB: Jacob dedit nobis Puteunt" toni aqua fahentis in vitam aternam. Joan. 4.

(t) ìi Coppiere get7ufleJfo porge a GIUSEPPE la tazza profetale, e GIUSEPPE (i alza dal trono.

(5) GIUSEPPE beve , poi ripone fulU coppa la tazza d'oro , indi cala da gradini del trono , e [i porta avanti , feguitato lateralmente da tutti gli altri Attori di. que{ta [cena , aaeor quelli , che non parlano ,

Al di cui ftetnma avito

Quel fior del Campo a dar falufc nato

Farà corona , e gentilizio ornare : ^i)

Felice eia futura , e più felice

Iniubria , che il vedrai

Spander di Salvatore i tcrfi rai :

E più luminofi , ove del Gregge

Ifteflb quel Pailor , a cui di mele

Le labbra ancor latranti addolciranno

Api nutrici , con fatai flagello ,

Fugarà d'atri Lupi oftil Drapello .

Serbi dunque per Lui quel fior del Campo ^

Che a corruzion non fia foggetto , fcrbi

Pofterità per Lui quefto volume ,

In cui fia , che s'aliarne

De' fuoi prcgj , e fuoi farti , e di fuc glorie

L'immenfitade ; in efib mirerà

Come in lucido fpecchio

Il fuo nome , la porpora , la facra

Eccelfa dignitadc , e rutto il grande ,

Ch* ei reggendo farà , per dar falvezza

A la Tua Greggia a feguitarlo avvezza .

Leggerà , che Giacobbe , a cui la forte

Toccò d'aprir i C/e/i , e di offerire {zy

Sopra innalzata Pietra i Sagtifizj (|)

Al fuo Giufeppe diede

Purpurea velie , e {ingoiar la Sede ,

In quel Poder dall' onde fecondato

D'eterna vita ; il qual di fpada armato ,

E E d'ar-

(i) Firtù mtdicinale ài quel fiore campefire di tré foglie , che è covflitutivo d'-:ll(y flemma dell' anticbij/ìma , e ncbiUJpim» Famiglia ì'ozzcboneUi .

(x) yidtt (calante & sacumen illiui tangens Caelum , Angelot quoque Dei alcenuttf tes , & dafcendentes per eam , & Dominum innixum [calce . Gett. z8.

(3) Tultt lafidem.^ & erexit in titulum , funders oleum defuper i & ia^it ifi« , queW erexi ia tttttìum , vocahitur Domus Dei . Gen. cap. *8.

4PS

E d'arco da le man degV Amorrei , (i) Prcfc Giacobbe ifteflb ; e dirà oh Dio ! QjLiefto è un fìmbolo mio :

10 quel Giufeppe , a cui

11 Sommo Sacerdote , eh* apre i Cieli , (a) E che /òpra la Pietra aderge l'Ara

De* Sacrifizi fui (?)

Die rojko , ed il Poder d'acque inafHato ,

Che co* fulmini fuoi , e colla sferza

D*Ambrogio il forte , il pio

Vindicò da la man dell* empio Àrrìo :

Leggerà , che d'Egitto il Re potente

L'ebreo Giufeppe ad imperare accolfe

Nel fuo Regno , e dirà : quello fon io >

Al di cui autorevole regale

Alto Sacerdotale miniftèro ,

Concorde in equità man Tlmpero «

Leggerà di Giafeppc , che in Egitto

Salvator s*appellò , perchè co* fuoi

Providi fatti , e paffi , e voci diede

Lullro , vita , rinforzo ,

Pafcolo eletto , e rugiadofi umori

Nella vafta Metropoli , e per fino

Nelle lontane di lei terre incolte , (4)

Nelle valli , ne* monti vifitati ;

Al culto del gran Nume , al Sacerdozio ,

Agi* innocenti , a' rei , a* pargoletti ,

A' Giovani , a* provetti ,

A* Pallori , agi* armenti , a* campi , a' prati:

Ma perchè l'umiltà dir victeraglì j

Ecco ne* fafti di Giufeppe egizio ,

Ecco

(i) Et alt ad Jofepb Fiìhim [uum , do tìbi partem utiam extra fratres tuos , qusm

tuli de vìanti Àmorrhtsì in gladio , & arcu meo , Gen, cap. 48. (t) libi trado clave: regni Coelorum &c.

(j) Super banc Petram adifìcabo Ecelefiarn meam . Mattb, cap, !<?. li) Getìi'f. cap. ^t. N. 46. .

"^7

Ecco mie gire a* valli , a' monti , a* terre

E ri more , e fcofcefe ;

Ecco delle mie voci il vario Tuono

In quel Teme , e in quel grano ,

Ecco li dirpenfati alti milteri ;

E qui li Gregge pafciuio , e qui gr agnelli

D'acque celeiti riftorari , e qui

De* fieri Riti , e àcg\* aitar curata

L*o(ìervanza , ed il culto , e de' miniftri

Il foftegno , e la guida ;

Contro Tua voglia a udir farà coftrett^

Da la fama , che l'Or da le miniere

Coperto diflbtterra , e afcofo fcopre :

De le vifire tue quefto è l'effetto ,

Quefto il zcl , quelle l'opre ; e il quivi efpreflb ^

GIUSEPPE SALVATOR tu fci quel deifo .

Quindi Effdìm , M.inaflè , voftra cura

Sarà , che giunta dopo di tre mila

Quattrocento fcflanta » e quattro corfc

Del primo Luminar , l'età felice ,

In cui codcito Eroe fui trono imperi

Di fua mitrata Sede , queftì pegni ,

Che l'alto oprar di Lui portano impreflò ^

Per tradizion , che poi da voi s'infegni

Dentro d'inclito ovìl ; fotto quel Cielo ,

Che di fuo Padre ammirerà la gloria

In celebre vittoria ,

Sicn devoluti al pie del Trono ifteflo . (i)

FINE DELLA PASTORALE.

E z Com-

(i) SIMEONE confegna a MANASSE , ed EFRAIMO , // Fiore , ed il Lihe ^ ìndi tutti gli Attori partano con ordine di dignitk , caUndo/i^ il Sicario .

«8

Complimento ofTequiofo

ALL' EMIN.MO^ E REVER mo SIC. CARDINALE ARCIVESCOVO

GIUSEPPE POZZOBONELLI

Nel prefentarfi all' E. S. il F i o r e , ed il Libro fecondo il vaticinio di GIUSEPPE Salvator dell' Egitto .

Efecutrke tale PrefentaT^one LA MEMORIA .

Luogo, e tempo deftinati , per umiliar detti Pegni al Trono

del PORPORATO

IL COLLEGIO DE* PRETI CA VALERI,

Ed il giorno della Vifita Paftorale di detto PRINCIPE EMINENTISSIMO in Parabiago :

^slla fera di cui trovandofi S. E, in detto Collegio ad onorari»

colla fua paterna prefen^^a , in veduta d'una Scenica Scuola ,

nella quale molti de Signori Convittori [lavano in atto

di mettere a memoria le refpettive loro le^ioni^ ed il Genio

del Collegio Cavalero teneva prejfo di [e il Libro ,

ed il Fiore , la MEMORIA ftejfa deftinata per

la di loro prefentaT^ione entrata in detta Scuola

pr^fe a dire così

s

Ignori Convittot , che tni chiamate A illuftrarvi la mente , onde imparare Voilrc lezioni al folito poffiatc , I libri deponete : Il {ingoiare Perfonaggio , che quefto luogo onora Vi difpenfa da ciò , ma fol per ora .

Vepd*

fJepofl'ip da Signori Convittori refpettivi lor libri ^ s* alzarono andando in coda della MEMORIA , la quale avvanzandofi verfo il Genio. del Collegio , dijfe ad e£o .

Genio di qucfta letteraria fede

Meco venite a tributar que* pegni , Del Porporato Salvatore al piede , A cui di grazie , e (cufe umili fegni , Per Tonor, per il tedio, e Libro , e Fiore Con Claudio i Convittor porgon col core .

//9 // GENIO col Libro , e Fiore alla finterà della MEMORIA, la (kffà lateralmente accompagnata da Signori Convittori , premejjfo co* me- defi'nì , e col Gemo fuddetta tm profò?ìdiff$mo inchino a S. E, così: le parla

Porporato Signor, quelfa fon io',

Che nacque con Adamo , e che da Lui ,

Per fua fatalità porta in obblìo ,

Ebbi a plorar gì' afpri travaglj fui ;

Travagli , che eternai con facra iftoria ;

Già capite chi fon , fon la MEMORIA » Anni tre mila fa , con quattrocento (i)

Seflànta quattro afliem , Giufeppc il Cafto

A Manafle , e Efraira die *I penfamenra ,

Che fedel MefTo in oggi aveflè il vafto

Sublime onor d'offrire quefto Fiore ,

E quefto Libro a Voi alto Signore. E qui vi fi porgcfle al Sacro Trono ,

Qjiì , dove il voftro PrecefTor Mirrato,

Lafciato per briev* ora in abbandono

Il Ciel , di sf rza rifonante armato ,

Avrebbe poi , come feguì , fugata

Di Lupi infeftator fiera mafnata ,

E ? Di

(i) Ex calcili efform. fuper armai, veUr. , & novi tefiam, autb. Jacob^ Uberto Ar* tbhp, Armacbano^

'1^

Di Giufeppe fcguì fra li due Figlj Forte contefa fopra reiezione Del Perfonaggio , a cui penficr s*appiglj , Pria per depofitar , poi la mifTione Futura afllcurar di qucfti pegni , Giufta del Padre lor gì' alti difcgni .

^Efraim , che nel nome ha di Crefcente (i)

Il pregio , al Tempo , eh' ogni giorno crefce Dar voleva l'onor , ma che ? al prcfenic Tempo d'allor, di non poterlo incrcfcc ; Allegando per giufto fondamento :

10 crefco sì, ma muojo ogni momento. 'Volea ManaiTc Eremita gravare

Dell' onorevol pefo , ma per mio Configlio efclufa fu , mentre a lafciare ^ La premura , e '1 comando in alto obblìo Facil farebbe , con ugual nota ManafTe , e Eremita l'obblìo dinota . (l) Replicando Efraìm foggi un , e diflè :

11 mio gran Genitor fucchiata un giorno La tazza profetale , a me predilTe ,

Ch' avrebbe fra igli Ebrei fatto foggiorno , Un , certo Profeta , a cui MEMORIA Avrìa del Nome fuo data la gloria . ^Onde ficcome a Zaccaria , che appunto Tal Profeta farebbe , d'alto , e fanto Libro , ed erbofo Fior non mai confunto Si farìa dato di trattare il vanto -, (3) E predir cofe , che del Salvatore D'infubria fembrerìan di dar fentorc ; (4)

De-

(1) EVHiAlM, CREACENS: In EUnc. Lnterfretation, nomin. Habr, Gracor.t & Caldceor. po^ Bibl. Sacram . r r ,

(t) MAN4SSES OBLllUS OBLlViO. In Elenc. Interpret. nom. ut fup. fub n. t.

(j) Levavi octihsy & vtdi , & ecce volumen volatisi Ztcbar. cap, J, Dabit tis fingulii ber barn in agro : Zacbar. cap. 10.

{^)EtDomitin Sofepb (alvabo; Zacbar. cap. 10.

Dccorofo Baftonc , e verga d*oro (i)

Di Carirà per reggere le agnelle ,

Salvar il Gregge , e d*Efraìmo il Coro

Trar dalT Egirro , e pafcer pecorelle ; (a)

Così il far de* due Doni il don divoto

Spettava a me , che Zaccaria connoto . (3), Accettai tofto la deputazione,

Indi penfai , chi fcegliere doveffi ,

A custodirli nella gran Stagione

D'anni più mille ; e farti i miei riflefii ,,

Conclufì d'affidargli al Genio buono

Di quel luogo , v'fcgulr dovcfle il Dono ., Qui feguire dovea : Quefto Licèo

Giufeppe profetò : Dunque di quefto

Il Genio ricercai : a Lui fi fco

Di cura , e riconlegna il patto , e i prcfto-

A lui di levargli il Libro , e il Fiore ,

Quando dar li dovelTi al gran Pallore . Di quefto ancor futuro albergo , e ceto

li Genio allor, di Dio nella gran mente

Stava ; e tardar di molto a render lieto

Quefto clima doveva ; ebbe prefente

Però , di dirmi il proprio nome , e vero :

SON GENIO DEL COLLEGIO CABALERÒ , Eretto eh* Egli fora , in quel recinto ,

Sotto cuftodia di que* Sacerdoti , x

Il Fiore » e il Libro di bei uaftri cinto '

Lafcerò , finché giunto il dei voti

Del gran Giufeppe , al pie del porporato

Giufeppe e Libro , e Fior fia raflègnaio .

E 4 Queftài

(i) A^wnyfì mtbi duas virgas , unam vocavi decevem ^ aberam .vpcavi funicttlum :. Zìcbar. cap ii. In funicul. Adam; ideiì cbaritatis .

(») L<xtare fìHa qna eccs venio\ & babitabo in medio itti t Zichar. *. •- Erttnt quafi fortes Ephraim, & reducam eos de terra Mgypti -• Pluviam imbris da* bit eit: Zacbar. cap io. -- Et pavi Gregem: Zacbar. cap. ii.

{il ZACHARIAS MEMORIA DOMINL in eleucv foft BibL de quo fupra n..i>.

7* Q.uefta grata notizia , e grojalc

La cuftodia del pegno aflìcurava ;

Perchè que* Preti fino al finale ,

Che morte non toccaffe fi fperava ,

Se il Cavaler , or baco , or verme , o uccello

Nafcc , muore , rinafce , e Tempre è quello . Vicino intelb il giorno profetato ,

In cui quefto Licèo Timmenfo onore

Ricevere dovea non meritato

Della venuta voftra almo Paftore ,

Sollecita mi fci ricercare

Al Genio i pegtri , che vi debbo i dare » E follecita fui con batticuore

Di non trovarli più , perchè paflàto

Al Cielo , del Collegio il Reggitore

Filippo , e Claudio in di lui luogo entrato

Per fuoco , ed acaua , ahi ! qual ebbi temenza.

Del Libro , e Fior di non trovar femcnza I Chi sa , dicea fra me , che per fedare

Le forprefe , eh* ei fofFre de* timori ,

Siafi bevuta Tacqua , e diflcccare

Senza fua colpa abbia lafciati i Fiori ?

Onde dopo di fecoli la cura

Gli abbia fritti in un punto la patirà ? Clii sa, che il Libro , per rinfolentello

Acido , che paiifce , a tutto pafto

Mangiato egli abbia , come già Ezecchicllo , (x)

Dandogli a prima vifta avido il guafto ?

Oppure come fece Zaccaria

Non Tavefiè lafciato volar via ? (a) Ma grazie al Cicl gli ho ritrovati intatti ,

Anzi fu Claudio iftefTo più gelofo

Di cuftodia fedel j quindi ritratti

Da

(i) Comsde volumen i/iud; Cihavit me volumine Uh. Ececb, eaP' J- (t) Et vidi volumen volans: Zacbar, cgp,

n

Da le Tue man , al Trono lurninofo

Di Voi , gran Salvaror , con cor divoro ,

E uRi'] umìl , gli facro , e iciolgo il voiw .

Popò la recita del fopr* efpofio Complimento la MEMORIA^ ed il GENIO:

del Collegio de' Preti Lavaleri pacarono unitamente alle Scglte

del Trono di S. EMINENZA, dove (landò la MEMORIA ,

col LIBRO , e FIORE nelle mani per umiliagli

ali* EMlNENTiSSÌMO PORPORATO

Il Sìg. Don Pietro della Torre Rczzonico Giovio Lattuada

Rapprefemante il detto GENIO del Collegio fece la fpiegazionei

delle varie firme , e d'iverfi af petti del mentovato ìiORE

recitando il feguente

I

MADRIGALE.

M varie guifc C\ trasforma quella Erba falubre , o Fiore , Che coronò tue Culle , alto Signore : Prima in forma di Stella , (i) e poi di Croce Comporta da tre Cuori in cima al fufto \ (a) Indi in modo d'Ombrella , (O E al fin , di Pigna , in fondo acuminata., Che più in su fi dilata , e poi fi Itringe , (4) Onde d'argentea Mazza

E % Ne*

(1) Scfibon Lare;, con Plin. (che appella queft' erba , o Fiore campeftre in lingua greca T;/^w>Aor ) dice ; Fieri produce egli divi/i 4 modo di ftelle , uno per, ogni Ga nDuuCello ,

(1) Andr Matchiol. med. fanef. coli* adefione di Galeno , Diofeor. , & Plin. Scri- ve; f^roduce tré foglie in forma di cuori.

(j) Plin. lib ZI. cap 9. rifar, dal detto Matthioli nel %. Uh. di Diofcor. deferiva le di lui Foglie voltate verfo il Ptcciusto in forma di Cappelletto .

(4) Il trifoglio, fecondo Plinio al cap. 1». liù. »7. s*arruffa rivoltando al Cielo U foglie t che teneva penzolone , e curvate verfo le Terra, in forma di Cappel-^ litto come fopra .

74 ,

( Ne rcmpcuofì guai forte rutc'a ) (i)

Il modello gentile , in pìcciol , finge ; Che in oltre quel frégio porporino , Cui le adorna le tempia , e i Gambi copre (l) Si contempli : il pregio di falurc , (5) Che conferì fcc , e ferba ; ah ! ben fi fcoprc , Che Stella , e Croce , e Ombrella , e Mazza , ed Oflr» , E bella union de* Cuori Per falutar viriuie , Quai TAvìto tuo Fior ci raffigura Nel Gambo , e Corpo , e Cuore , e nelle Cime , . Tutto Te fi:eflò in beli* Enigma efprimc .

Dopo tale Recita a cenno dello fieffò GENIO

fu dalla MEMORIA rajjegnato

ALL' EMIN. SIGNOR CARDINALE ARCIVESCOVO

il detto FIORE [opra del LlbRO fur riferito

unitamente al medefimo ,

(i) Predicendo cosi le imminenti tempere.

{t) Produce il fiore , 0 fia il feme purpureo , ed ha le radici roffeggianti , e li puoi Gamboncelli, come fulla fcorca di Plinio, ed altri Autori , marca il detto Matthiol. al eap. 117.

{j) Salubri qualità del trifoglio bianco ^ anche variato ài. altri colori; fecondo Pli- nio, Scrifeon. Larg. Galen. Diofc. citar, al fuccennato c«p. 117. dal ^qvì.&{q.

Altra

7f

Befcrtztone dtW Apparato , Componìmentt , ed alirì fegnalì omaggio ,

co quali alle (levo li dimollr azioni d* accoglimento difpojle da Par ahi ago per la Venuta , ed Jngreffo dell* Emo , e \rno %. Cardinale , ed Arci' ve (covo GIUSEPPE POZZOBONELLl alla Pipita Pajlorale di detto Luo- go , ha unite le proprie il Rettore del Collegio Cavalero in attediato quella peculiare venerazione , con cui doveva far fi ghria di profetare di(iinti atti di giubilo , attaccamento^ ed ofjequio verfo del di Lui amari'' tiffimo PASTORE ne II* avventuro fa circojUnzt della f^i^ta f accennata,

NOn clTcndofi poruTo contenere dentro de* foli recinti del Col- legio Cavalero l'omaggio del di lui Direttore verfo di S. E., ha dcfìderato , e conleguito ronorc di rimoftrare anche ia pobblico le più riverenti tertimonianze di quel!' omaggio , che a diftinguerfi l'obbligavano verfo d'un Superiore, d'un Principe, ■d'un Padre di tanta benemerenza ,

Quindi non folo per le ben intefc Porte Trionfali fattefi adergere dalla Comunità ha dilpofte le fottonotate Infcrizioni , ma per l'incon- tro, ingrcfTo, accoglimento, e divote rapprefentanzc , in tempo di fua dimora , Agli complimenti, ricevimento, accompagnamento dogi' lU lullriffimi Cavalieri Compadroni , Clero , e Popolo accrefciuto da graa numero di foreftieri , alle Sinfonìe , alle Salve , alle Trombe invita- torie del comun giubilo , fi è fatto gloria di aggiungere la mlfllonc-. de* Signori Convittori in Cavalcata a Legnano per fervire i*E. S. neir ingreflò , ed a Rhò nella di Lei partenza ; un diftaccamento di Soldati per più ficuro corteggio della Medcfìma in Luogo ; dupli- cazione di Trombe , sbarro di Mortari in gran copia con Girandole , tnoltiplicati giuochi fcltolì di machinette artifiziatc di fuoco ; ornati d'Arazzi , Emblemi , Elogj ali* intorno , e fu i faggi della gran^ Piazza , Componimenti Poetici in Chiefa , ed in pubblico rapprelen- tati da foli di Lui Alunni , il tutto ( benché pochiflìmo in confronto de* fuoi doveri ) per moitrare al pubblico qucU' oircquiofiflTimo omag- gio , che fin ad ora aveva potuto loitanto all' Emineniiflìmo , e Kc« verendifllmo di Lui Supcriore internamente profefTare .

Giunto dunque l'Emine ntiflìmo al dopo pranzo del Sabbato i^. Maggio da Legnano alle vicinanze di Parabiago , dove preflb l'Ora- torio di S. Michele vedovali una Porta trionfale colla fegucntc Inlcri- sione . QUOD .

aUOD. OLIM. E. C(ELO. APPARENS

THESAURUS . (*) AMBROSIUS

SANCTISS. MEDIOL. ANTISTES

VINDICE. FLAGELLO

PARTA. DILECTISS. FiLIiS VICTORIA

PARABIAGUM . ILLUSTRAViT

NUNC. TERKIS. EXCIPIENS

OPTIMUM. EJUSDEM. AMBROSil. SUCGESSOREM

PASTOREM. AMANTISSIMUM

CARD. S. R. E. JOSEPH PUTEOBONELLUM

CRUCIS. GLADIO

VICTORIAS. ADVERSa:. VìTIORUM. AGMINA

MEDITANTEM

GEMINATO. FELICITATIS. MONUMENTO

NOVUM. SIBI. THESAURUM

AUSPICATUR. (*)ExPfalia»t}q.Brev.

Quattro de Signori Convittori del Collegio de* Preti Cavalerì U Signori Don GiimbaitilU Bianchi D'Adda ; Don Antonio Landriani ; Don Pietro della Torre Rcazonico Giovio Lactuada; Don Carlo de Cri- ftofori fupplicarono TE.S. ad intraprendere la Paitorale fua Vifita , reci- tando alternativamente il fegucnte Sonetto dichiarativo dell' Infcriaiouc furriferita .

i\Ji di flagello armato in Ciel comparve

Ambrogio , o Prence , v' vinti , e fcompigliati Del gregge fuo gì* Infeftator malnati Da quelto fuol il diflìpar quaì larve , Nel vederti apparir anco a noi parve

Mirar Ambrogio ; da noi inombrati Sono i Lupi di Stige , e tornali Torto , che '1 tuo baflon da lungi apparve Entra dunque , o d'Ambrogio , in Parabiago , Entra o gran Succeflbr ; e a Lui la gloria Radoppia , onde le 'n va felice , e pago . Entra , o Signor , e a la futura fioria

Porgi argomento , di cui fia prefago

Contro d'ode più rio > d'altra vittoria . Pafsb

77 Pafsò in appreffo rEmineniifTimo fotto il ricco Baldachino di

Spolin d'oro della Chiefa di Parabiago , foflcnuro da otto Cavalieri tutti Titolati col nobile di loro accompagnamento fra il più lieto rim- bombo di Trombe, e Mortari, e gran concorfo di Popolo ammirato- re della giojalità, e zelo dell* indefefTo Porporato , (ino al principio della gran Piazza di Parabiago, che da altra Porta trionfale, Arazzi, Emble- mi, ed Ornati veniva decorata.

Pendeva da detta Porta la feguentc Infcrizionc tratta dalle Sacre.* Pagine . t^

ILLUSTRATIONE . ADVENTUS. TUI Theff z, i,

JOcSEPH

QUO. ARBORES. Q.UOQ.UE. LiETAT.^. SUNT EccL 14. g.

FACTUM. EST. GAUDIUM . MAGNUM

IN POPULO ^^7.8.p.

Fendevano da tutti gli Alberi all' intorao del di lor grofJo fufto Arazzi di Fiandra , e cialcheduno di detti Faggi fofteneva altrettanti Simboli tutti relativi alla Vifita paftorale , ed elprimenti ofièquio , omaggio , devozione verfo del gran Paltore , e Padre .

Fra detti alberi , come fopra veftiti , ed ornati ftavano di varia maniera difpofte in giro alcune Rote di fuoco artifiziato , fattefi gio- care la fera ftclTa del Sabbato , le quali con ifcherzevole giro coio- navano la gran Piazza .

Pervenuto l'Emo , e Remo Sig. Cardinale Arcivefcovo alla Porrà della Chiela dedicata a SS. Martiri Gervafo , e Prorafo Titolari della medefima , fu accolto da Signori Don Antonio Lavizzari , e Doa.. Antonio Venolla Alunni pure del Collegio Cavalcro , veftiti eroica- mente , e rapprefcntanti li fuccennatì Santi Martiri Protettori , li quali fui liminare di detta Porta recitarono li due quadernetti fotto- notati alla ftguentc Infcrizione j a cui erano relativi , e che pendeva da detta Porta .

SAN-

7^

SANCTI . GERMANI . FRATRES

MEDIOLANENSIS . ECCLESIA . DEFENSORES

PARABIAGENSIS . PATRONI

ILLIC

SANCTISSIMUM . EJUS . PARENTEM . AMBROSIUM

MORTUIS . AMPLEXIBUS

INTER . LATERA . UTRIUSQUE

UT . QUIESCERET

Hic:

EMINENTISS. JOSEPH PUTEOBONELLUM

AMBROSII . SUCCESSOREM

IMMORTALES . INTER . EORUM . ULNAS

UT . PASTORALIS . VISITATIONIS

PERFUNGATUR . LABORIBUS

GRATULABUNDI

EXCIPIEBANr.

Al che appunto riferivafi Io brieve poetico componimento da^ detti Signori Convittori recitato ..

Gerva/ò . Fra qaefte a noi facrate amiche foglie

Accogliam Te , di faticar bramofo ;

Noi che già , fra le noftre eftinre fpoglie

Al tuo gran Preceflbr diemmo ripofo. S, Proiafò» E Ambrofio di noi già difìTe un giorno

D'ambirci del fuo Gregge Dlfenfori ;

Noi del noliro , che qui vedi d' intorno

Te deputiamo a confolare i Cori . Si videro di fatti con univerfale ammirazione , e contento cor-

rilpon-

19 TÌrpondcrc alle fopradctrc fante premure le opere afFctruofc , indcfcllc ,

ed eiimie dell' Eriio Vi/ìtarore j mentre alla Domenica di buon mat- tino uditcfi di Lui per più ore le ConfefTioni , fattafì la Comunione Generale , celebrata la Santa Melici , accompagnò la Proccflìone del SantiflTimo infìcme di Monfig. Vefcovo Marini , e Monfìg. Don Bene- detto Erba Dee. della Metropolitana , e Vifiiatorc Regionario coa_ feguito della Nobiltà del Luogo » ed altra foreftiera , e concorfb di Popolo , che dali* E. S. fu pofcia benedetto col Divin Sagramento : Popolo numerofo , che di lui la gran Piazza non era capace,

Sendo in appreflb S. E. pallata a Catechizare quel Popolo nelU Dottrina Crifliana , nella quale occafione li Signori Don Giambat- tifta Bianchì d*Adda ; Marco Annone ; Gioanni Camagni Convit- tori del Collegio Cavalero rapprefentanti con abiti , e (imboli ad- dattati le tré Virtù Teologali recitarono li componimenti infrafcritti :

Fede^ AI velo , che mi copre i terfi lumi , Che fol fi pafcon di divino oggetto j A gì* Aurei Ceppi , che le piante a terra M* incatenano femprc , onde nel Cielo Non ebbi mai , non ho , poflo avere La bella eterna Sede , Capirete , o Fedel , eh* io fon la Fede Il caro bando dali* eteree sfere , Cerulea gonna , il trafparente velo Scoprono del mio petto , Ch' alti arcani diflèrra , Li celefti coftumi j

Coftumi , a cui fcoprirvi il grand* Erede D'Ambrogio , e del fuo zel qua traflè il piede Speranza . Ancor io porto al pie <Jolci Catene ^ Perchè nel Paradifo Tengo ben da la terra intefo il vifo » Fra i dcfiri di pia coftanie fpenc , Ma non poffb giammai goder i'ingreflb j Che colà non ha acceflò L' innato affetto mio ,

9q

V* fi poflìcdc il vero ben , che è Dio . Egli è ben ver , che non diffido unquanco , Mercè del Sommo Bene , Che di beneficar non fia mai ftanco , Di protratte veder mie dolci pene : Quindi la Luna , che mi fplende in fronte, Ma di luce maggior certa foriera , Con fue Cifre di luce amiche, e conte Sempre mi dice al Cor : Opera , e fpera . €ar'ttà . Più beata di Voi Compagne elette

lo fon , vivo in terra , e regno in Ciclo J,

Onde ceppi a pie, agli occhi il velo

Io porto , riilrefte

Ho foi le vampe mie fra quefta baila

Mole terrena , ma il mio fuoco palla ,

De le fpoglie mortai fciolta la cera ,

A ripofar nella celefte sfera.

Di quelta forte mia , forte beata

Eccovi i cari pegni : ecco la fiamma ,

Di terlò Sol , che il Capo mi corona;

Ecco Tagili penne al facro tergo :

Con quefte in Dio m'adergo ,

J^ quella fiamma , eh* anco il cor m infiamma ^

Al fanto oprar lo fprona ,

Onde allor , che ftefib ed odia , e niega ,

In Dio lo porta , e col fuo cor lo lega :

Se quel Fedel , che nell* amor fi pofa

Oh felice ventura! In Dio ripofii .

Indi fattefi da altri tre Alunni del Collegio li Signori Don Antonio Landriani , Don Profpero Crivelli , Giufeppe Cafati tre refpettive interrogazioni alle tre menzionate virtù corrifpondenti al di loro cirattere ; elleno dopo data la rifpoiU a quelli , umiliaro- no air Emo , e Rino Sig. Cardinale Arcivefcovo i4 Complimento di grazie con quefto Sonetto

«

Fede . OAcro Paftor , che U purpurea vcfte

^3 H^* tvnra quel Sangue almo , e divino , Che air Uomo cieco , e neli' crror fupino Porge fpruzzi di rai , bagno cclefte .

Speranza. E quel vanu timor , che moiri invcftc ,

Di non trovar Clemenza in quel si fino Signor , che a la Pietà mai fcmpre è chino » Sgombri dai loro cor , qual ftigia pefte .

Carità, . Tu , che Tamor di Dio , qual fiamma i neri

Carboni , ancor ne Rei d'alma contiita , Che riconduci a Dio , pietoio accendi :

Fede . Se a me tu dai la luce ( Speranza ) A me li veri

Pegni del mio dcfìr (^Carità) A me la vita,

Fede,eSper. A dfi e G'iuiV k ,chQ noi (^Carità) Che Amor A tre Grazie ti rendi .

AI giubbilo univerTale pet la Venuta, e dimora d'un Principe , e Paftore così benigno a Parabiago , e di Lui degnazione di moftrare la, Tua parerna compiacenza per le buone parti di quel Sig. Vicario Parro- co del Luogo, e colta dilciplina di quel numerofo Clero; per la puli- tezza degl* Altari ^ ricchezza de* Paramenti , Ornati della Chiefa a Ta- pezzerfa di Broccato d'oro , e degli Altari fodetti , con buon numero di Candelieri , Vafi , e fei Bulli d'argento ; e degnazione inoltre » di foffrire alla fera della Domenica oltre T incomodo della Rapprc* fcntazionc Paftorale , la veduta de* Fuochi artifiziali fatti difpor- re fulla gran Piazza dal Direttore del mentovato Collegio , e di paf- fare per lino al feguente Lunedì (fatta gentiliflìma Vifita tanto al P. Abate di S. Ambrogio della Vittoria ( da cui fu ricevuto in Cucul- ia , e Croce Pettorale ) , e fuoi Monaci , quanto a Cavalieri Com- padroni Uel Luogo ) a nuovamente onorare , e benedire il Collegio , e di Lui Convittori , fulTcguì l'univerfale rammarico per la di Lui di- partenza (eguita con accompagnamento di Cavalcate al Lunedì dopo pranzo ; rammarico però temperato da tante belle memorie , efemp) , e tcflimonianze di paterna affabilità , zelo , e generofe carità ivi prati- cate , delle quali farà perpetuamente indelebile la ricordanza \ come della durevole allegrezza del Collegio , fpecìalmenre per l'onorevole

ricc-

9t ricevimento , e degnazione del gran Porporato , ne fu fntto un prelu- dio con un Anagramma fiilabico , che ftava fopra di un Cartellone appelo fopra la Porta interiore del Collegio, ed era del feguenie tenore .

Programma .

L'Em."o , e Reveren."* Sig.« Ca£.*« POZZOBONELLI

ARCIVESC. DI MILANO

Vifita *1 Luogo di Parabiago ec

Anagramma puro pUahko .

Colini in cuor di fomma allegrezza

abbiamo Tonor di ricevere

in Collegio

GIUSEPPE SALVATORE,

Die 30. Aprilisi7^i,

IMPRIMATUR

F'Jof, Domìntcus Caffinoni Ord, Prad» Sac, Tbe» Magtfler ^ &^ Commijfarius O. Mediolani .

/. A* Vifmara prò Emo , & Revmo D, D, Card. Archtep^

Vìdit Julius C<efar Berfanus prò Excelknftfs, SenatH

Sfeci AL ■gbè

lER UB8ARY

1 ■«.

1 M ■:

r ,t -M

y^'^si.^fil

^ ft-^ 'ali ;?Éi %^

z %, m ■%

^; ^-^^ t^

m -pi fr f.

l# f ^

%%^

li *

ìr'§ k

%\ 0.

i f

v'^ ì\

V i^ 1

, ■^' «re -li •*■' '

*li^

i''t":«^

».''"C* »;■"*

P*'^W*|!"!?